Un nuovo lockdown?
Laura Pensini, psicologa clinica della famiglia, responsabile dell’area adozioni del Centro Prisma Luce

In un periodo di grande incertezza come quello in cui stiamo vivendo dall’inizio del 2020, le emozioni giocano un ruolo importantissimo, e quella che ci troviamo a sperimentare più spesso è sicuramente la paura.

Paura di infettarsi, paura di infettare, paura per i propri cari, paura di una crisi economica, e così via. La paura è un’emozione primaria, insieme a tristezza, gioia, disgusto e rabbia, è fondamentale per la nostra difesa e sopravvivenza.

Davanti ad un pericolo, il nostro corpo, grazie alla produzione dell’adrenalina attua dei cambiamenti fisici e mentali, che si esprimono attraverso l’attacco o la fuga. Dopo il primo lockdown il comportamento è modificato, da ligi osservanti delle regole sanitarie e sociali a ribelli verso i limiti residui di mascherine e distanze, soprattutto nei giovani che una volta ritornati alla “vita” hanno cercato di contrastare l’angoscia del limite. Attenzione, però, che la persona con una eccessiva risposta di paura inizia a focalizzarsi esclusivamente
su ciò che teme, rendendolo un problema senza soluzione o catastrofizzandolo.

Forme di ragionamento negativo formano così un circolo vizioso che coinvolge corpo e mente, in questo modo, lo stress rimane costantemente elevato, portando a un aumento del disagio e delle preoccupazioni. Sicuramente, i periodi di quarantena costringono a interrompere le abitudini quotidiane creando a volte uno stato di disorientamento e incertezza. È importante, però, ricordare che si può cogliere quest’occasione di limite per investire su nuove attività o su progetti che si erano accantonati per mancanza di tempo.

Le nuove tecnologie, in particolare i social media, sono molto utili in questo momento e permettono di evitare il senso di isolamento e solitudine. Una limitata dose di paura e allerta, quindi, sono necessarie, per potersi attivare, ma attenzione a non perdere lucidità e senso della realtà.

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