Sanità e malati: un osservatore privilegiato
M.M. Specializzanda in Nefrologia al Policlinico Sant’Orsola Malpighi di Bologna

Si è parlato a lungo nell’ultimo anno e mezzo di sanità, di sistemi sanitari a confronto, di diritti e doveri del malato, di risorse assenti, mal distribuite o differentemente investite tra una provincia e l’altra, tra una regione e l’altra, tra uno Stato e l’altro. In queste pagine è riportata l’esperienza che risale all’“era pre-covid” in cui emerge un confronto tra due sistemi sanitari europei, quello italiano e quello tedesco, da parte di un osservatore un po’ atipico e, per certi versi, privilegiato: uno studente di medicina in Erasmus.

Una posizione che si interseca tra quella del professionista, da cui sta ancora imparando e che diventerà presto, della famiglia del malato, nei cui panni si è sfortunatamente spesso trovato, e in misura più o meno impegnativa, nel ruolo di malato stesso.

Affaticato dalle intense sessioni d’esame dei primi quattro anni del corso di laurea in Medicina, demotivato dall’ambiente universitario che troppo spesso sembra autoreferenziale o sterilmente polemico, da una città studentesca che ha esaurito le sue attrattive dopo i primi intensi anni, Luca decide di partire, aderendo al progetto ERASMUS, per la Germania.

Le aspettative sono le più varie, incluse la voglia di frequentare nuovi ambienti, conoscere nuove persone, confrontarsi direttamente con altre culture, ma prevalgono quelle di natura didattico- formativa: vorrebbe investire e consolidare le conoscenze teoriche sino a quel momento faticosamente accumulate all’interno di un’università che gli offra la possibilità di trascorrere più tempo tra le corsie dell’ospedale, e che – perché no – possa diventare una possibile meta futura lavorativa.

L’esperienza ospedaliera italiana, infatti, non era stata soddisfacente. Purtroppo, anche gli ospedali universitari che, rispetto ad altre realtà più piccole e periferiche, dovrebbero essere quelli più ricchi di risorse umane, economiche e mezzi scientifici, gli erano apparsi comunque in affanno: si percepiva, da un lato, tanta passione, competenza, interesse e volontà di prendersi a cuore ogni singolo malato e, dall’altro, la necessità di fare i conti con limitazioni concrete.

Nella stessa sofferenza si inseriva il percorso di Luca studente che, non solo in quanto “ultimo arrivato”, ma spesso per ragionevolezza e impossibilità pratica, veniva solo parzialmente coinvolto nelle attività cliniche, responsabilizzato al minimo e, talvolta, poco formato.

Tutto ciò era, inoltre, appesantito dalla necessità di rispettare certe gerarchie tanto nelle semplici attività quotidiane quanto nelle decisioni cliniche più delicate rendendo, inevitabilmente, meno efficiente e snella l’attività di tutti i giorni. Carico di progetti ed entusiasmo, ma allo stesso tempo timoroso di lasciare l’ambiente conosciuto e confortevole, Luca arrivava nel sud della Germania all’inizio di settembre 2014, pronto per affrontare i tecnologici ospedali tedeschi popolati di personale formato, preciso, efficiente, attento e disponibile.

Effettivamente la realtà è parzialmente coincisa con quanto si era immaginato. Gli ospedali frequentati erano realmente più organizzati e non ha avuto esperienza di medici di fronte alla difficoltà di dover rinunciare al trattamento sanitario migliore per mancanza di risorse o di dover scegliere a quale paziente dedicarlo. Il personale era realmente molto disponibile e attento alla didattica: ciò era sicuramente favorito dal rapporto studente/tutor, e da un minor carico di lavoro. I pazienti sembravano ben seguiti, con profonda attenzione al singolo, ai famigliari e alle ripercussioni psicologiche che la malattia poteva avere.

Anche qui, a onor del vero, nonostante l’approccio generalmente più informale tra i vari attori sanitari rispetto all’Italia, vi era una strutturazione gerarchica rigida e, nemmeno qui, alcune auctoritas potevano essere contraddette dal buon senso. Tuttavia qualcosa non convinceva il giovane Luca che sentiva che avrebbe preferito tornare in Italia a proseguire la sua formazione e investire la sua carriera lavorativa.

Sicuramente l’esperienza in Germania lo aveva fatto crescere, gli aveva dato la possibilità di cimentarsi in attività pratiche che in Italia avrebbe potuto acquisire solo successivamente nel proprio percorso, ha ottimizzato il tempo trascorso in reparto e acquisito nozioni più contestualizzate e fruibili in maniera efficiente, ma allo stesso tempo non si sentiva del tutto a suo agio. Certamente, al di là di quello che si possa pregiudizialmente pensare, non aveva riscontrato una maggior freddezza o un distacco tra il personale sanitario e l’utenza. Tantomeno una disparità di trattamento.

Forse, però, erano la stessa rigidità, efficienza e ordine che più collidevano con l’indole di Luca: lavorare in un sistema in cui tutto funziona, in cui non si deve lottare per guadagnare la priorità clinica e non si devono difendere con la preparazione professionale le proprie richieste diagnostico- terapeutiche, perché facilmente accessibili per tutti; lavorare in un ambiente in cui la preparazione è perlopiù uniformata, in cui la sola profonda preparazione teorica è il presupposto per ottenere fiducia e rispetto da parte dei colleghi e dei pazienti.

Forse proprio la consapevolezza della maggior sofferenza del sistema sanitario, che implica, nonostante un maggiore stress da parte del personale, la necessità di assistenza più complessa da parte della popolazione, ha rappresentato lo stimolo e la motivazione per rientrare in Italia e volersi spendere per il nostro sistema sanitario, consapevole delle difficoltà.

Queste difficoltà che, fino a poco prima dello scoppio della pandemia, erano poco note ai non addetti ai lavori, o comunque non nella loro completezza, sono giunte all’attenzione dell’opinione pubblica. Il programma del governo italiano è portare miglioramenti, ma ciò che ispira Luca, e che vuole portare con sé è lo spirito che anima i sanitari, che spesso dietro le quinte, trascorrono le loro giornate, le loro notti, giorni feriali e festivi, cercando di offrire il massimo disponibile all’interno del sistema.

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