Psicologia: The DAD Effect
Laura Pensini, psicologa clinica della famiglia, responsabile dell’area adozioni del Centro Prisma Luce

La DAD (Didattica a Distanza) ha portato una serie di conseguenze nell’ambito piscologico che gli adolescenti e le loro famiglie hanno dovuto affrontare.

Circa un anno fa, i giovani avevano vissuto la DAD con interesse, come esperienza nuova, fuori dall’ordinario, usufruendo di alcuni vantaggi come il poter dormire un po’ di più al mattino e una diminuzione dell’impegno didattico. Con il passare del tempo, però, tale esperienza si è via via trasformata da novità a luogo fisico e psichico di malessere.

La didattica a distanza è molto diversa da una tradizionale in presenza. Ricordiamo che nel nostro cervello ci sono dei neuroni che sono fondamentali per l’evoluzione dell’individuo, come i neuroni specchio, che permettono di generare il senso di empatia, fondamentale per qualunque relazione e i neuroni gps, che intervengono nella fissazione e integrazione delle informazioni nella nostra identità, creando la memoria autobiografica. Nella DAD questi specifici neuroni non vengono attivati.

L’adolescenza è una fase complessa e delicata dello sviluppo evolutivo dell’individuo. In questo periodo, i giovani sperimentano e costruiscono il loro sé sociale attraverso le relazioni con i pari e un mondo adulto all’infuori della famiglia.

Quello che invece oggi gli adolescenti stanno sperimentando è isolamento, disorientamento, angoscia, rabbia e aggressività, sfiducia e apatia che impattano sulla percezione del sé, sulle relazioni sociali intra ed extra familiari aumentando tensioni e forme di dipendenze e la proiezione e progettazione del futuro, inoltre la DAD ha portato ad un aumento della dispersione scolastica.

Secondo un’indagine di Ipsos, condotto tra studenti dai 14 ai 18 anni, il 28% degli intervistati ha dichiarato che dall’inizio della pandemia almeno un proprio compagno di classe ha interrotto gli studi a causa della difficoltà di concentrazione e della mancanza di relazione con compagni e docenti.

Credo che questo ci debba molto far riflettere, l’abbandono scolastico non è solo la rappresentazione di una difficoltà del sistema scuola o della privazione di opportunità per il futuro dei giovani con tutto ciò che ne può conseguire, ma soprattutto di un fallimento della società adulta.

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