,

Pet Therapy: istruzioni per l’uso

Veronica Zanardi
18 Febbraio 2021

Condividi

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin

La Pet Therapy nacque “ufficialmente” in America nel 1953 quando lo psichiatra Boris Levinson coniò per la prima volta questo termine. Per un caso fortuito scoprì che la presenza del suo cane aiutava un bambino autistico che era suo paziente ad aprirsi ed entrare in relazione con lui.

Tuttavia, l’idea che il contatto con gli animali potesse essere terapeutico è un’intuizione più antica: di questo abbiamo molte testimonianze precedenti. Già nel 1792, per esempio, William Tuke suggeriva a pazienti affetti da disturbi mentali di occuparsi degli animali poiché riteneva che questo potesse giovare loro. Oggi più che di Pet Therapy si parla in modo più appropriato di Interventi Assistiti da Animali (Animal Assisted Intervention), una definizione che in realtà raggruppa tre tipologie di interventi:

  • la Terapia Assistita da Animali. Incontri con obiettivi terapeutici, prescritti da uno specialista, rivolti a persone con disturbi sia fisici, sia cognitivi o psichici. Questo intervento è progettato in modo specifico e individuale per ogni paziente;
  • l’educazione assistita da animali. Comprende interventi educativi che hanno lo scopo di sostenere e promuovere la crescita e il benessere degli utenti. Questi interventi possono essere individuali o rivolti a gruppi di persone;
  • le attività assistite da animali. Interventi con scopi ludici ricreativi che mirano a promuovere una corretta relazione uomo-animale e il benessere generale dei soggetti coinvolti.

Si può chiaramente dedurre quindi come i beneficiari di questi interventi possano essere tra i più vari: dai portatori di handicap, a chi soffre di disturbi psichici, ai bambini ospedalizzati, agli anziani delle case di riposo, agli alunni di una scuola, ai malati cronici…

Da parecchi anni, ormai, nel nostro Paese sono state stilate delle Linee Guida molto dettagliate, redatte di concerto dal Centro di Riferimento per le Scienze Comportamentali e la Salute Mentale dell’Istituto Superiore di Sanità, il Centro di referenza Nazionale per gli IAA e il Ministero della Salute. L’obiettivo è dare dei criteri generali – e al contempo molto specifici – per garantire la qualità dei progetti di Pet Therapy, tutelando il benessere sia degli animali sia delle persone coinvolte.

In tutti i progetti infatti (soprattutto per quello che concerne le terapie e le attività educative) è richiesta la presenza di un team multidisciplinare. A seconda della tipologia di intervento sono chiamati a lavorare insieme: medico veterinario esperto in IAA, coadiutore dell’animale (ossia colui che durante le sedute si occupa di gestire l’animale), medico, psicologo, psicoterapeuta, educatore, pedagogista e operatore sanitario.

Anche per quello che concerne gli animali da coinvolgere esiste una precisa indicazione: si possono inserire in progetti di Pet Therapy solo specie domestiche e nello specifico cani, gatti, conigli, asini e cavalli. A seconda della specificità dell’utenza, del contesto generale e degli obiettivi che si intendono raggiungere, si sceglierà non solo la specie opportuna da coinvolgere ma anche il soggetto più adatto per quel progetto.

La domanda che nasce spontanea è: funziona? Ovviamente bisogna innanzitutto ricordare che si tratta di una co-terapia che andrà sempre associata ad altri tipi di interventi. Detto questo è risaputo e ampiamente studiato dalla scienza come gli animali siano sempre dei grandi catalizzatori di interesse per noi umani: suscitano in noi sentimenti molto forti, non per forza sempre positivi, e sembriamo esserne irrimediabilmente attratti.

Una delle possibili spiegazioni per questa attrazione è la teoria della “biofilia” (Edward Wilson) che dice appunto come essere attratti da altre forme viventi sia una caratteristica della nostra specie. Un altro aspetto da considerare è come, per noi umani, sia basilare la motivazione ad accudire. È innegabile che fin da piccoli ci piace prenderci cura degli altri, siano essi bambini, piccoli animali o piante. Ma non bisogna cadere nell’errore di pensare che la semplice presenza di un animale possa portare benefici a tutti.

Purtroppo capita spesso che, leggendo degli effetti benefici della Pet Therapy, si consigli l’adozione di un pet per migliorare la qualità della vita di una persona. Spesso anche una famiglia che ha visto grandi effetti sul figlio che è stato coinvolto in un progetto di Pet Therapy si entusiasma e decide di adottarne uno. Purtroppo i benefici non sono così scontati: anzi, a volte possono sorgere delle difficoltà che vanno ad aumentare uno stato di disagio della famiglia.

Un progetto di IAA funziona perché, come abbiamo detto, l’animale coinvolto è scelto e preparato per quel lavoro. Funziona perché le attività sono pensate e proposte da professionisti. Funziona perché con queste premesse la relazione tra animale e utente pur essendo sincera, autentica e profonda sarà rispettosa delle autenticità e del benessere degli utenti tanto quanto degli animali.

Per informazioni:
info@ilpiccolocampo.it
328 3456786
https://ilpiccolocampo.it