Per favore, mettimi una corona in testa

Augusta Amolini
15 Ottobre 2021

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Tutte le donne amano le sorprese. Trovatene una a cui non piaccia essere al centro della vita di qualcuno che la stupisce facendola sentire una regina.

Deve essersi sentita un po’ sovrana anche Nicoletta Braschi quando suo marito ha condiviso con lei il Leone d’Oro alla carriera, dedicandole delle parole che sono rimbalzate da un cellulare all’altro più del suo monologo sulla felicità.

Una dichiarazione su cosa significa amarsi pronunciata dopo quarant’anni di vita comune è spiazzante, soprattutto per delle persone che un grande amore l’hanno intimamente desiderato ma si sono accontentate di un sentimento tiepido, decotto o interessato. “Stare con te o senza di te è l’unico modo per misurare il tempo”, le ha detto guardandola negli occhi. Quel pensiero di Benigni è parso troppo bello, tanto che qualcuno ne ha verificato la paternità attribuendo la frase a Borges e avanzando l’ipotesi che si potesse trattare di plagio.

Vittorio Sgarbi gli ha fatto le pulci, sottolineando che la frase: “amore a prima vista, a ultima vista, a eterna vista” è la dichiarazione d’amore che Nabokov mette in bocca al professor Humbert per Lolita, dimenticando che la poesia è una metafora della vita e, come sosteneva Mario, il postino di Neruda, “non è di chi la scrive, è di chi gli serve”. A troppe donne quelle parole dal sapore dolce dei voti nuziali hanno rimescolato il sangue nel confronto con la loro quotidianità.

È stato come sale sulle ferite per quelle che all’interno delle mura domestiche vivono la tragedia della violenza. Esiste però un genere di amore che attraversa la linea del tempo e custodisce i sentimenti nel rispetto, senza darli per scontati. Le donne più grandi di età si sono meravigliate per questa insolita manifestazione e alcune hanno pensato a quanto Nicoletta sia stata fortunata.

A volte le storie irrisolte lasciano sotto la pelle una traccia di rammarico. Margaret Mazzantini la descrive bene con queste parole: “non si guarisce mai da ciò che manca, ci si adatta, ci si racconta altre verità”. Il fuoco dell’amore degli altri non riscalda, ma nel riverbero della sua tenerezza ci si può identificare. Lo si fa coltivando il desiderio di essere ancora sorpresi, invogliando qualcuno a farci sentire una regina (o un re) senza avere sul capo la corona.