Mare Magnum Nostrum: il Mediterraneo è un bene condiviso, non una frontiera
Silvia Fusi

L’Artista Gea Casolaro sta realizzando un’opera partecipativa dal titolo Mare Magnum Nostrum, con l’intento di raccogliere fotografie, inviate direttamente dalle persone, che raffigurano il Mar Mediterraneo in ogni sua sponda. Per ricordare a tutti che il mare non è una barriera tra i popoli, ma un luogo che unisce tutti.

Il progetto è a cura di Leonardo Regano e promosso dalla Direzione Regionale Musei dell’Emilia-Romagna – Sede di Ravenna in collaborazione con Hulu – Split e qwatz-contemporary art platform. È reso possibile grazie al sostegno dell’Italian Council (VIII edizione, 2020), programma di promozione dell’arte contemporanea italiana nel mondo della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo (MIBACT).

È possibile inviare fotografie che raffigurano il Mediterraneo e le sue coste caricandole sul sito www.maremagnumnostrum.art con una piccola didascalia che indica il luogo e l’anno in cui è stata scattata, oltre a un pensiero ad essa collegato. Nella home del sito è possibile vedere quotidianamente le foto sulla mappa del Mediterraneo. Le fotografie saranno poi esposte nella mostra finale al Museo Nazionale di Ravenna, in una sala che riproduce l’immagine del sito, con il mare azzurro sul pavimento, e la terraferma senza confini sulle pareti, che diventerà la sede definitiva dell’opera.

Abbiamo intervistato Gea Casolaro, la mente dell’opera, un’artista visiva, da semp

re attenta al rapporto tra l’arte e la contemporaneità, la storia e la società. Ha all’attivo mostre personali e collettive in musei nazionali e internazionali.

“L’idea del progetto Mare Magnum Nostrum è nata in seguito al naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013, nel quale morirono più di 350 persone – spiega Casolaro -. Ho percepito questo evento come simbolo dei numerosissimi naufragi e delle vite che vengono stroncate in mare ogni anno. L’obiettivo dell’opera è unire le numerose parti, diverse tra di loro, dello stesso mare, condiviso tra i Paesi e i popoli che vi si affacciano. Un mare diventato oggi una barriera: voglio invitare a pensare al Mediterraneo come un grande lago, un filo che unisce, un bene comune, non una frontiera.”

Il nome della mostra partecipativa deriva dal latino, a cui è stata aggiunta la parola “magnum”, per mostrare la vastità e varietà di realtà del Mediterraneo, mentre “nostrum” perché è di tutti. L’idea è raccogliere una testimonianza unica di qualsiasi attività che avviene sulle coste del nostro mare, di vacanza, portuale o lavorativa, oltre a mostrare la fauna presente e fotografie storiche che rappresentano la realtà del mare dall’inizio del ‘900. Chiunque può caricare fotografie personali del Mediterraneo che vuole condividere, e portarne anche di nuove alla mostra finale.

“Mi piace molto ricevere immagini diverse tra di loro, da cui imparo anche. Ad esempio, ho scoperto i trabucchi, delle costruzioni tipiche dell’Abruzzo e del Molise, che costituiscono un antico sistema di pesca. E, ancora, una coppia ha caricato sul sito due fotografie, della partenza e dell’arrivo, di un sentiero coast-to-coast che collega la costa delle Marche con quella toscana.”

Visibili sono anche attività ecologiche, come la raccolta e monitoraggio della plastica nel mare, progetto Common di Legambiente; varietà incredibili di fauna presente nel mare o sulle coste; fotografie che rappresentano eventi storici fondamentali per la storia dei Paesi del Mediterraneo, come lo sbarco della nave mercantile Vlora, nel 1991, che conteneva 20.000 albanesi arrivati in Italia, a Bari.

Sul perché della scelta di un’opera partecipativa, Gea Casolaro risponde che, per poter imparare a comprendere e immaginare cosa significhi fuggire dal proprio Paese, intraprendendo un viaggio pericolosissimo e spesso fatale, cosa spinge a farlo e cosa si prova, è necessario vedere e ascoltare l’esperienza di chi ci è passato.

“In tutto il mio lavoro artistico il concetto della collettività è ripetuto – osserva l’artista -. Ritengo che il punto di vista delle altre persone sia essenziale per conoscere il mondo. Se basiamo la nostra intera concezione e conoscenza delle cose solamente sulla nostra soggettività, abbiamo una visione troppo limitata. L’installazione,
realizzata per la prima volta nel novembre 2020 a Spalato, grazie alla collaborazione di Hulu – Split e qwatz, e che verrà esposta a Ravenna il prossimo settembre, possiamo visualizzare nello stesso momento tutte le realtà, e se ne potranno aggiungere altre. Anche le foto del passato sono importantissime, perché possiamo analizzare ciò che c’è stato per comprendere meglio il presente, cercare di evitare gli errori, e costruire un futuro migliore con uno sforzo quotidiano.”

Gea dimostra un’incredibile passione nella sua arte, un amore nato fin da piccola, grazie a genitori appassionati di cultura e arte. Fin da bambina ha frequentato musei, cinema, ed è stata circondata da letteratura e musica. Nel suo lavoro artistico unisce la denuncia alla sopraffazione dell’essere umano sugli altri esseri viventi e sull’ambiente, con la spiritualità dell’arte.

“Ritengo che l’arte, in tutte le sue forme, sia un mezzo da considerare spirituale, con il quale l’essere umano innalza il proprio pensiero e sé stesso – conclude Casolaro -. Nei miei lavori cerco sempre di mostrare un aspetto sociale, contemporaneo. Il mio pensiero si ispira a diversi episodi e influenze, ma l’illuminazione l’ho avuta nel 1974, quando avevo solamente 9 anni, vedendo al telegiornale le immagini e le notizie sulla strage di Piazza della Loggia a Brescia. È così che ho scoperto la violenza umana, fin dove l’uomo può arrivare per affermare la propria sopraffazione sopra gli altri. L’obiettivo del mio lavoro è offrire un’apertura mentale, perché sono convinta che attraverso la poesia dell’arte si possa arrivare a un pensiero migliore, e di conseguenza, a un mondo migliore”.

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