Lasciamo che l’amore spettini anche gli anziani
Augusta Amolini

Prima di fermarci al chilometro zero della Finisterre umana, nel punto in cui termina la giovinezza e si apre l’oceano della vecchiaia, “bisognerebbe tentare di essere felici, non fosse altro che per dare l’esempio”.

Qualcuno ci prova ma di solito suscita nei parenti marcate resistenze. Lo ha fatto anche Maria, dopo un matrimonio avaro di quell’amore che spettina, sentendo la voglia di spianare le rughe sul cuore e compensare il tempo che le restava in buona compagnia.

La sua è stata una vita singolare, neppure tre figlie l’hanno resa plurale. Lei faceva la sarta e lui il capo, in ufficio come a casa, legati da una comune infelicità che lui affogava dentro troppi bicchieri di vino.

Dopo anni di vedovanza, la figlia che viveva al piano superiore della loro villetta l’ha rimproverata, trovando disdicevole che alla sua età avesse ancora grilli per la testa e l’ha spinta affinché incontrasse il suo primo fidanzato.

Dicono che tutte le cose belle della vita spettinano, cosi una mattina senza dire nulla è uscita, lasciando gli abiti nell’armadio e la tazza della colazione sul tavolo. Per oltre dieci anni hanno condiviso giornate quiete senza sentirsi ridicoli, poi il Covid lo ha portato via. I figli, indifferenti all’amorevole attenzione che aveva dedicato al padre, l’hanno sollecitata a lasciare l’appartamento che intendevano vendere.

Una madre non è un figliol prodigo, ai genitori non viene perdonato nulla. In casa sua non c’era più disponibilità di accoglienza quindi, ancora autosufficiente, si è ritirata in una residenza per anziani.

La gente dovrebbe imparare a invecchiare come il cognac, non come le patatine fritte dei fast-food che non ammuffiscono mai. Il cuore e il cervello quando conservano la capacità dei sentimenti producono un entusiasmo vitale che non ha data di scadenza.

Molti figli trovano strano che i genitori provino delle emozioni; si trincerano dietro fotografie familiari cancellate dal destino e accettano solo situazioni in cui i compagni accudiscono il genitore al loro posto.

È difficile ammettere il proprio egoismo poiché esso è un fuoco potente quanto l’amore, soprattutto se viene alimentato dalla cupidigia dei beni materiali. La terza età è soprattutto uno stato mentale, nel quale le persone dovrebbero agire senza provare sensi di colpa, ricordando che: “l’egoismo non consiste nel vivere come ci pare ma nell’esigere che gli altri vivano come pare a noi.”

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