La paura di sbagliare

Mariateresa Pegoiani
12 Maggio 2021

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“Nessuno può evitare di fare errori; la cosa più grande è imparare da essi.” Karl Popper

Siamo ormai nel terzo millennio e ancora la paura di sbagliare assilla i nostri figli e i nostri alunni. Abbiamo tutti l’immagine di quel quaderno o verifica con i segni rossi…quei segni ti piombavano addosso come un indizio di incapacità che causava alta frustrazione. Il docente dovrebbe essere capace d’insegnare la tolleranza all’errore e soprattutto far capire che è “un segnale della vera conoscenza”.

Consiglio anche ai genitori di smetterla di essere punitivi, rigidi e assillanti nei confronti degli errori fatti dai figli a scuola. Comprendere, capire e sostenerli nelle difficoltà dovrebbe essere il giusto approccio per formare individui capaci di affrontare la vita colma di errori-problemi. L’errore vissuto con “leggerezza” favorirebbe un comportamento più spontaneo e rilassato per attivare, senza ansie, paure, pressioni e conflitti familiari, le proprie potenzialità e i propri limiti.

Quando s’incontra “un errore” è fondamentale ragionare e riflettere per arrivare a rimodulare il pensiero con il ragionamento per trasformare l’errore in soluzione. Ampliando il proprio punto di vista in classe, sarebbe necessario creare un laboratorio filosofico. Per laboratorio filosofico intendo insegnare a formulare ipotesi, educare a fare ragionamenti di varie tipologie. All’inizio alcuni pensieri sembreranno astrusi, altri ironici, altri assurdi, altri geniali e altri veramente creativi.

L’errore, in questa prospettiva utilizzata in un gruppo classe, viene estrapolato, rielaborato, discusso e si attivano idee (meta-cognizione). Si sviluppa così la capacità di elaborare proposte per superare le difficoltà. Queste strategie poi saranno molto utili anche nella vita extrascolastica, nelle relazioni personali e pro-sociali. L’errore ha una sua storia, come un racconto a puntate. Nell’errore c’è la “non conoscenza diretta”. Per evitare l’errore bisogna sperimentare il più possibile.

Mi ricordo da bambina un’insegnante mi fece delle domande di scienze sulla fotosintesi. Io risposi molto bene perché avevo imparato a memoria la lezione, poi con una domanda specifica mi bloccai e andai nel panico. Questo esempio per sottolineare che lo studio mnemonico non vale molto. È necessario far vivere le lezioni con esperienze più dirette possibili. Se un alunno vive l’esperienza diretta, non la dimenticherà mai e non farà più lo stesso errore.

Quindi l’apprendimento ha dietro di sé esperienze realizzate oppure non realizzate nel passato. Sono molto importanti anche le conoscenze precedenti. Accumulare troppe nozioni da collegare tra loro non è salutare, porta tanta confusione. L’organizzazione del pensiero, la capacità di collegare idee e fantasie insieme al vissuto personale portano sicuramente alla vera risoluzione di situazioni complesse e introducono all’acquisizione di nuove conoscenze.

Diceva mia nonna: “Non vorrei mai morire perché tutti i giorni s’impara qualcosa”. Ecco l’elisir di lunga vita: essere sempre curiosi! Spesso faccio l’esempio della lingua straniera: è così complicato imparare una lingua straniera? Quanti errori di pronuncia, di lettura avvengono studiandola. Eppure ognuno di noi ha imparato il dialetto familiare o una seconda lingua nel contesto familiare, o in vacanza, senza aprire un libro di grammatica e senza leggere nulla. Quindi l’errore dov’è? Nell’alunno che non studia a memoria e non si applica o nella didattica e nella metodologia di lavoro? Riflettiamo!

La metafora di Bruner (1990) dice: “insegnare qualcosa ai ragazzi senza verificare le conoscenze precedenti è come appendere un cappotto senza prima vedere se ci sono dei ganci liberi.

Se non ci sono ganci liberi o se ci sono troppi cappotti sullo stesso gancio, l’indumento che cerchiamo di appendere cadrà a terra.” Nella mente può accadere la stessa situazione, che il gancio manchi e di conseguenza l’informazione non si può agganciare. Da qui deriva l’errore. In un percorso di crescita l’errore quindi è una tappa necessaria per le conoscenze primarie e secondarie, e per ricostruire le conoscenze personali.