La gemmoterapia di Pol Henry
Carmela Scali

“La foresta è una sorgente di vita, ma è una fonte terapeutica misconosciuta”

Pol Henry nasce il 22 ottobre del 1918 a Profonde-Ville in Belgio, studia medicina all’Università di Bruxelles e termina gli studi laureandosi all’Università di Louvain. Prima attratto dall’omeopatia diventa un rinomato omeopata, completando nel frattempo gli studi di botanica, fitosociologia, fitoterapia e alchimia. È attraverso questi studi che intuisce le proprietà terapeutiche delle gemme. Egli trova infatti la connessione tra l’evoluzione della foresta e la modificazione del suolo che essa determina tra il terreno umano e il terreno vegetale. Asserendo che se una pianta o un gruppo di piante è in grado di elaborare e arricchire il suoloo degradarlo nella sua composizione, analogamente lo stesso effetto può aversi con il terreno umano con precisi effetti terapeutici.

Gli alberi che non hanno bisogno di un terreno chimico particolare (ad esempio Alnus, Betula, Populus) agiscono sulle flogosi semplici; dove esiste invece una certa cronicità servono alberi che nascono su un terreno chimico più elaborato (come nel caso di Betula bianca, Jungla regia, Fagus sylvatica). Quando invece lo stato infiammatorio si è già organizzato con degenerazione fibrinoide sono gli arbusti e le piante che crescono in terreni molto degradati ad avere la maggiore attività terapeutica (Rubus fructicosus, Corylus Avellana, Calluna vulgaris). Secondo il suo “sentire”in accordo con la natura, Pol Henry sosteneva che non avremmo bisogno di andare a cercare piante che provengono lontano dal nostro luogo di nascita ma che la natura ci offre all’arco di pochi chilometri tutte le piante che servono al nostro benessere.

Pol Henry per primo ha avuto questa intuizione ed è per questo considerato il padre della Gemmoterapia (inizialmente chiamata fito-embrio-estratti). È stato il primo a studiare e dimostrare scientificamente e clinicamente che i tessuti meristematici (gemme allo stato embrionale), contenendo l’energia e le informazioni biochimiche necessarie allo sviluppo degli alberi, possono avere effetti curativi profondi. La gemma è il gene più completo e vitale dell’intero organismo vegetale, ricca di vitamine, fitoormoni, fitostimoline, aminoacidi, acidi nucleici, enzimi, oligoelementi, polipeptidi, proteine e sostanze minerali che nel nostro organismo svolgono un lavoro di riequilibrio delle funzioni vitali in modo dolce e nello stesso tempo estremamente profondo.

Essi lavorano sull’organismo stimolando gli organi emuntori non solo in un’azione di drenaggio e depurazione, ma anche di rigenerazione e cura, favorendo l’omeostasi cellulare e tessutale. Oggi l’uso dei gemmoderivati si basa sulla prescrizione clinica che è la più semplice e di immediata utilizzazione. Ogni gemmoderivato infatti possiede specifiche indicazioni terapeutiche e manifesta un particolare specificità per determinati organi o sistemi e può  pertanto essere prescritto in funzione della patologia.

Ribes Nigrum

Ad esempio nelle allergie si prescrive Ribes Nigrum perché le gemme di questo arbusto possiedono una funzione antistaminica cortisone-simile e antinfiammatoria senza averne gli effetti collaterali.

Tilia Tormentosa

Negli stati di insonnia e irrequietezza si  prescrive Tilia Tomentosa per la sua azione rilassante e anti-ansia. I gemmoderivati hanno pochissime controindicazioni grazie alla loro azione dolce. Sono indicati anche a persone anziane, bambini e donne in gravidanza, motivo per cui diventano un valido supporto alle altre discipline bionaturali che l’Accademia Consè predilige nel suo percorso triennale. Nonostante questo, l’uso e la valutazione di questa cura non deve essere sottovalutata ma va sempre consigliata da una persona esperta in quanto solo il gemmoderivato dato con conoscenza e coscienza agisce bene e in modo adeguato. Considerato che ad oggi i gemmoderivati conosciuti e studiati sono 67 e molti dei quali agiscono sullo stesso sistema, solo un colloquio con la persona può stabilire qual è il più indicato a livello terapeutico e in quella circostanza.

“È a mezzo delle piante che noi siamo connesse alla terra: esse sono le nostre radici, perché per loro mezzo succhiamo dalla terra le proteine del nostro sangue e i fosfati delle ossa. Noi pensiamo in quanto la pianta vegeta.”

(Moleschott)

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