È questo l’abbraccio casuale che segna la caduta della civiltà mondiale?

Elenia Stefani
19 Maggio 2021

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Il silenzio di Don Delillo: urla di crisi, paure, ansie

Cosa fareste voi se tutta la tecnologia si fermasse? Se telefoni, tablet, computer, frigoriferi, riscaldamento, ascensori, semafori, metropolitana e molto altro andassero misteriosamente in crash? Io me lo sono chiesta proprio leggendo questo romanzo di Don Delillo. Ne Il Silenzio edito da Einaudi, ci ritroviamo nella Manhattan post Covid, ma potremmo essere benissimo qui ora, o a Tokyo o Capo Verde; siamo seduti a guardare la televisione o siamo su un aeroplano, quando tutto si blocca e smette di funzionare.

Cosa succede? Che si fa? Crisi di panico. Nella prima parte del suo libro, Delillo porta implicitamente a confronto la mente di una volta (ascoltare, dialogare, ricordare, scrivere, cercare) con quella di oggi dove si trova tutto su internet, non si parla più nemmeno tra partner, non ci si ricorda neanche un numero di telefono perché tanto è tutto salvato. Ci ritroviamo inevitabilmente amebe; non sappiamo di cosa parlare e ci fa paura dover “sentire” davvero i nostri pensieri.

Siamo spaventati dal contatto umano, dal dialogo sincero, dal mondo che ci circonda e che non eravamo più abituati a vedere perché incollati ai nostri schermi. Ma non si ferma a questo perché la tecnologia è anche un frigorifero, un riscaldamento funzionante, un aereo che ci sta portando a casa, una metropolitana che ci porta al lavoro. Siamo condizionati in ogni aspetto della nostra vita e non ce ne rendiamo conto davvero: soggiogati,

controllati, gestiti interamente da un mondo artificioso. Delillo mette a nudo la fragilità di tutto il mondo e di ognuno di noi (chi più chi meno) lasciando un sapore amaro in bocca, un’ansia e un senso di colpevolezza che fatica ad andare via. In questa pandemia da Covid è la tecnologia che spesso ci unisce, ci permette di tenerci in contatto e di avere ciò che ci serve (o che crediamo di aver bisogno) ma ha avuto anche la capacità di entrarci quasi nelle vene riducendo molti di noi a dei drogati che andrebbero in crisi d’astinenza se solo il cellulare morisse improvvisamente.

Ultimamente va di moda il “Ditigal Detox” una sorta di disintossicazione dalla tecnologia per ritrovare una dimensione e un giusto mezzo; invece di chiederci se noi ne avremmo bisogno, dobbiamo forse riflettere sul perché è nata questa esigenza e guardarci davvero allo specchio (non quello del cellulare però!).

L’autore ci porta a considerare il giusto bilanciamento di tale utilizzo, il tener conto di potercela “cavare” anche senza un artificio e soprattutto descrive come questa possibile situazione genererebbe una nuova epoca che non sembrerebbe essere un male perché un abbraccio della portata descritta da Delillo ridurrebbe molte
problematiche di quella che Einstein, pur non sapendo come sarebbe stata la Terza Guerra Mondiale, ipotizzava specificando che tutto sarebbe potuto tornare come alle origini: pietre e bastoni.