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Diversity and Inclusion

Silvia Fusi e Alba Nabulsi
17 Gennaio 2022

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Incontriamo oggi Alba, giovane professionista che ha deciso di concentrarsi sull’implementazione della diversità e dell’inclusione presso enti pubblici e privati, e che lavora come attivista per la valorizzazione della diversità sociale e l’aumento dell’inclusione.

Ciao Alba, come spieghi la tua professione in poche righe?

Ciao! È difficile riassumere in poche righe la complessità del mio lavoro, ma ci provo! Sono una libera professionista che si occupa di diversità e inclusione, e sviluppo locale. Sono laureata in Studi di Genere a Parigi e ho conseguito due master di specializzazione in Management delle reti di sviluppo locale e Rigenerazione urbana e innovazione sociale, presso gli atenei di Padova (Unipd) e Venezia (IUAV). Copro incarichi di docenza, project management, ricerca universitaria e aziendale, faccio audit e consulenze mirate sui miei temi di competenza in azienda, mi occupo di conciliazione vita-lavoro e di prevenzione delle discriminazioni di genere e della tutela delle minoranze.

Opero fondamentalmente in tre ambiti: ricerca, sensibilizzazione e formazione; analisi dati, audit e progettazione; creazione di contenuti e mediazione interculturale. Sono anche presidente della associazione Rigeneri che si occupa di spazio urbano inclusivo e urbanistica di genere. Come attivista e volontaria, dedico una parte delle mie competenze pro-bono alla sensibilizzazione dei giovani e delle giovani nelle scuole medie e superiori, educando al rispetto delle donne e delle minoranze.

Quando hai iniziato ad interessarti alle questioni di genere e diversità?

Ricordo col sorriso che da piccola avevo riscritto la storia di Ulisse con le desinenze al femminile, e che mia madre era stata convocata perché non avevo ottemperato all’esercizio. Ero stufa di tutti gli esempi di eroe maschio, cercavo dei riferimenti in un mondo tutto al maschile – da Dio all’uso del maschile per il generico. In maniera embrionale, già mi saltava agli occhi l’ingiustizia del modo in cui il femminile veniva sistematicamente escluso, osservavo le disparità di carico di lavoro nelle famiglie e altre situazioni di squilibrio. Durante l’adolescenza ho avuto la fortuna di incontrare gruppi femministi, frequentando anche gruppi non – misti. Questo mi ha permesso di sentirmi più forte e capace di argomentare in pubblico e di difendermi dal pregiudizio sulle capacità femminili ancora troppo diffuso. Essendo io figlia di una coppia mista italo-palestinese questo “allenamento” mi ha permesso di rispondere con molta consapevolezza alle discriminazioni e al bullismo che talvolta si manifestava a scuola. Successivamente ho fatto volontariato in gruppi per la tutela dei diritti delle donne e ho insegnato italiano a gruppi di donne migranti.

Come si è legata la tua formazione al tuo lavoro?

Il mio percorso è stato coerente ma non lineare. Approdata all’università, ho deciso di esplorare la letteratura femminista in relazione ai classici del pensiero maschile (spesso purtroppo anche maschilista..) occidentale. Ho fondato un gruppo studentesco di autoformazione sui temi degli studi di genere e degli studi postcoloniali. Mi sono confrontata con capisaldi del pensiero femminile come De Beauvoir, Lonzi, Crenshaw, Ong, Butler, Arendt, Weil, scoprendo una storia “silenziata” delle donne. Mi sono poi trovata ad approfondire le culture femminili e minoritarie all’interno del percorso in studi di genere all’Università di Parigi. Nonostante abbia fatto diversi lavori soprattutto mentre studiavo e mi mantenevo all’estero, sono felice di poter fare una professione coerente col mio percorso e di essere approdata ad un lavoro che mi somiglia.

Quando hai deciso di adottare un’ottica auto-imprenditiva?

Non è stata una scelta facile. Dapprima ho iniziato con un bilancio di competenze e visualizzando la mia nicchia di mercato un anno prima dell’inizio della mia carriera autonoma. Mi piaceva l’autonomia del lavoro e non ero pronta a chiudermi in un solo percorso. Ho aperto la partita Iva mentre concludevo il Master in sviluppo locale. Purtroppo poche settimane dopo è scattato il lockdown e la pandemia ha preso piede. Ero molto tesa, ma non ho smesso un secondo di lavorare, prendere incarichi che non sapevo quando sarebbero stati retribuiti, fare networking, costruire un’immagine web e a cercare opportunità. Una strategia che ha pagato quando mi sono trovata ad affrontare un 2021 molto più gratificante professionalmente. Sono stata coinvolta dall’università di Padova in diversi progetti di ricerca tra cui uno sperimentale.

Cosa ti riserva il futuro prossimo?

Continuerò sempre a studiare e fare ricerca anche in maniera autonoma. Ora mi sono data l’obiettivo di perfezionare l’arabo, ci vorranno anni ma non demordo! I prossimi step lavorativi sono una docenza presso la sede locale di una prestigiosa università americana per un corso di gender studies e un laboratorio di etnografia di genere all’interno di un corso di laurea in sociologia, con la mia associazione.

Vorrei inoltre concentrarmi sulla diffusione di contenuti e l’auto promozione sui social. Sul mio canale instagram neonato cerco di tenere aggiornato il pubblico sui temi rilevanti riguardo genere e differenza, commento l’attualità, faccio live e approfondimenti con i protagonisti e le protagoniste della trasformazione sociale. Ho anche un sito web under construction.

Non ultimo, mi aspetta l’inizio di una collaborazione con Aid in the Mediterranean, una ong belgo-tunisina con la quale farò un laboratorio online intensivo di coaching al femminile, autodifesa intellettuale e formazione di genere per le candidate donne elette che si trovano ad imporsi sulla scena politica. Spero infine di continuare anche la mia collaborazione volontaria e pro bono con Giovani per l’UNESCO e Inspiring girls continuando ad incontrare ragazzi e ragazze nelle scuole.

“Diversty and inclusion”
www.albanabulsi.com
@nabulsi_diversity_inclusion
Alba Nabulsi