Crescere nel Bosco: l’importanza della natura fin da bambini
Veronica Zanardi

Era il 2005 quando Richard Louv, noto educatore americano, pubblicava il suo “Last child in the wood” (in italiano tradotto con “L’ultimo bambino dei boschi”), con lo scopo di informare e sensibilizzare il grande pubblico sugli effetti importanti che la mancanza di gioco in natura stava avendo sulle nuove generazioni.

Nel testo, Louv coniava una definizione che sarebbe poi diventata famosa: per la prima volta infatti si parlava di deficit da natura in relazione alla mancata connessione che i bambini di oggi possono sperimentare con il mondo naturale. I pericoli, reali o immaginari della vita contemporanea, la scarsa possibilità di vivere vicino a luoghi wild e la tendenza a considerare più “sicuri” i giochi tecnologici (o comunque svolti tra quattro mura) hanno allontanato i bambini dalla possibilità di passare del tempo destrutturato in natura.

Sempre di più ci si impegna a riempire le ore extra scolastiche con attività strutturate: sport, musica, studio di una lingua straniera vanno letteralmente a saturare le giornate anche dei più piccoli. Questo eccesso di tempo strutturato, che spesso diventa anche tempo in cui viene richiesta una performance, va a erodere quelle ore che vengono comunemente considerate tempo libero. Un tempo libero che pare avere quasi la connotazione di un qualcosa di superfluo, un tempo di serie B, di cui tutto sommato si può fare a meno. Questo tempo è pero essenziale
per l’infanzia: un tempo sacro che non solo non va considerato meno importante della formazione accademica ma che dovrebbe rivestire un ruolo di fondamentale rilievo nella crescita di ogni individuo.

Nel gioco in natura i bambini trovano tutti gli stimoli e le risorse di cui hanno bisogno: il bosco risponde alla necessità del bambino di sperimentarsi, di trovare risposta alle proprie domande, di testare i propri limiti, di confrontarsi con il mondo. La possibilità di passare il tempo all’aperto consente ai bambini di “essere nello scorrere del tempo” perché la natura cambia con il passare dei mesi, le stagioni scorrono e offrono o tolgono possibilità di gioco: in estate si possono raccogliere i frutti, in inverno ci si arrampica meglio e si vede più lontano, in autunno si può giocare con le foglie cadute…

Diversi studi hanno dimostrato come molti bambini di oggi abbiano capacità motorie limitate rispetto alle loro potenzialità. L’allontanamento dalla natura sembra essere la causa principale di questo sviluppo “troncato”. Fortunatamente oggi si sta iniziando a porre attenzione a questa problematica e molte sono le soluzioni e le opportunità che genitori, educatori e insegnanti possono provare a cercare. Sulla scia di una proposta nord europea anche in Italia stanno iniziando a diffondersi asili e scuole nel bosco: veri e propri baluardi educativi dove i bambini possono vivere la dimensione dell’immersione in natura in senso totale.

Iniziano poi a prendere piede anche proposte come cicli di incontri di psicomotricità nei boschi o nei giardini cittadini o momenti di esplorazione della natura mirati proprio a riconnettere i bambini con la natura. Sono tutte esperienze molto utili che possono accompagnare non solo i nostri bambini, ma noi stessi al recupero di un tempo più lento e più…verde! Non dimentichiamo inoltre che è stato anche dimostrato che lo stare in natura innalza le difese immunitarie, cosa di cui, oggi più che mai, abbiamo bisogno.

Quindi considerare di organizzare più momenti di connessione con uno spazio naturale può essere un ottimo alleato per la salute psico-fisica di tutta la famiglia.

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