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Chiamiamo le parti intime con il loro nome e la sessualità risulterà meno tabù

Sara Anna Dolores, Ostetrica libera professionista
12 Maggio 2021

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Pisellino, patatina, buchino, farfallina, passerine… Potrei continuare per ore e ore e ore: quanti vezzeggiativi conosciamo per i nostri genitali? (E anche al posto di questi potremmo usare “parti intime”).

Probabilmente potrei tranquillamente dire che c’è un livello pro della mia professione. Il livello base era ed è la divulgazione, il livello pro è la divulgazione realistica. Perché in verità vi dico che tutto sta nel retaggio culturale, ovvero, partiamo dalla domanda di base: “perché quando si parla di sessualità c’è sempre molto imbarazzo?”

Le risposte possono essere molteplici tra cui: non c’è abbastanza informazione o esiste il pensiero che sia una cosa “sporca”. Diciamo che se le nostre basi culturali derivano da una base religiosa per cui tutti gli argomenti sessuali sono considerati “peccato”, qualche ombra del passato potrebbe coprire un po’ questi argomenti.

Direi, però, che se noi normalizziamo termini come “pene, vagina, vulva, capezzolo”, come se parlassimo di una mano, di una gamba o di un braccio, tutto diventerebbe più “terra terra”, perché alla fine è il significato e/o la percezione che abbiamo di queste parole che fa la differenza.

Con questo non sto dicendo che dobbiamo distruggere l’intimità di ognuno, ma che parlare di sessualità, malattie e contraccettivi è necessario per fare della sana e corretta informazione. Personalmente ricordo da ragazzina la difficoltà ad accedere all’informazione, alle domande continue che mi venivano: “è normale che succeda questo e quest’altro?”.

Mi piace dare informazioni corrette a tutti e credo che anche i bambini possano essere coinvolti su argomenti come mestruazioni (ciclo, periodo, ecc…), perché il rischio poi è di provare emozioni come la paura e il timore quando la sessualità e l’intimità, a mio avviso, dovrebbero essere lontani da queste sensazioni. In conclusione, iniziamo col chiamare le parti del nostro corpo con il loro nome. Ripetiamo insieme “pene, vulva, vagina”: alla decima volta forse sarà meno strano. Forse è solo una questione di abitudine.