Salute e Medicina

Missione tata

Non è facile trovare qualcuno a cui lasciare i figli. Mi correggo: lasciare i figli alle volte non dovrebbe essere così facile.

Ebbene, dopo anni di esperienza a fare la tata, quello che è rimasto a me è la domanda: “a chi lascio mio figlio adesso?”.La fiducia è una cosa importante, se insieme a quella mettessimo anche la competenza sarebbe fantastico.

Sì, perché il mestiere della tata da quasi sempre è stato affidato a studenti, alla vicina, a parenti, o alla fortuna a volte. Ma alla fine affidare i figli è una cosa importante sia dal punto di vista della sicurezza, sia dal punto di vista dell’educazione.

Non è facile trovare qualcuno a cui lasciare i figli. Mi correggo: lasciare i figli alle volte non dovrebbe essere così facile.

Il cinema come strumento e linguaggio nel counselling

Esplorare i contenuti filmici è uno strumento utile a rintracciare la nostra personale narrazione, il nostro privato Copione di Vita.

Il nostro copione è la storia della nostra vita che abbiamo già scritto quando eravamo bambini, ne abbiamo già decise le parti essenziali della trama, ma non lo conosciamo consapevolmente. Lo mettiamo in scena di continuo senza sapere di farlo. Eric Berne, padre fondatore dell’Analisi Transazionale, definiva il copione come un piano di vita che si basa su una decisione presa durante l’infanzia, rinforzata dai genitori, giustificata poi dagli avvenimenti successivi. A seconda delle narrazioni che ci piacciono e che ci commuovono possiamo capire molto di noi stessi e del nostro Copione di Vita.

Non siete curiosi di conoscere ciò che avete scritto nel vostro personale copione? I copioni delle favole o dei film scritti da altri possono aiutarvi nell’individuare il vostro. Nel momento in cui una storia viene pubblicata, o messa in scena, questa smette di essere del proprio autore e diventa di chi la legge, di chi assiste allo spettacolo. In poche parole diventa di chi la riceve. Nel riceverla e accoglierla la stiamo già modificando e la rendiamo nostra in qualche modo perché entra a far parte della nostra storia personale.

Mi occupo di narrazione da molto tempo, prima in campo cine-televisivo, ora in ambito analitico transazionale. Il mio metodo personale come counsellor è di attingere dalla mia grande passione ed esperienza cinematografica per prendere spunto da film, fiabe o altre narrazioni e metterle al servizio della persona in un momento di difficoltà o comunque in un approccio d’apprendimento e di crescita.

Il counsellor, in Analisi Transazionale, è un professionista che s’impegna ad aiutare l’individuo, in un accordo comune e per un obiettivo condiviso, a mettere in luce le risorse di cui già dispone, e di cui magari nemmeno sospetta l’esistenza, per rendere queste risorse interiori visibili e metterle in potenza per lo sviluppo personale nella vita quotidiana.

Da qualche tempo riscopro i grandi classici attraverso la lente d’ingrandimento dell’Analisi Transazionale. Ci sono molte fiabe famose, anche della Disney, che contengono tesori nascosti: Oceania e la voce interiore e il conosciuto-non-pensato, Coco e il tema della memoria implicita, Frozen e la prima strategia di sopravvivenza. Il linguaggio della narrazione per immagini e quindi il linguaggio simbolico mi appaiono evocativi di qualcosa che ci riguarda da vicino.

Esplorare i contenuti filmici è uno strumento utile a rintracciare la nostra personale narrazione, il nostro privato Copione di Vita.

Parliamone, per piacere

Ecco come si diventa esperti di sessualità per togliere i tabù e portare consapevolezza.

Parliamone, “Parliamo di sesso”…ecco, no, non si comincia così un colloquio. Ma per quel che mi riguarda parlarne è necessario. Il piacere sessuale è di certo un benessere personale, poi ognuno di noi può scegliere di condividerlo con chi desidera. Si parla tanto di sesso, ma non se ne discute.

Si guardano molte scene di sesso, ma spesso ci si domanda “ma veramente?”. La prima cosa da dire riguardo questo argomento è che il nostro immaginario sessuale è molto diverso dal desiderio. Ad esempio, posso pensare che Laura (nome di fantasia) si immagini in mille travestimenti per accendere la sua fantasia dal punto di vista della sessualità, ma non è detto che diventi un suo desiderio, ovvero che lo voglia mettere necessariamente in pratica.

La fantasia è buona cosa, la nostra mente può immaginare, prendere spunto e creare diversi scenari sulla sessualità ed è lecito e soprattutto normale. Una volta che abbiamo stabilito cosa è normale, sarebbe interessante sapere quante persone saprebbero distinguere le seguenti fasi: desiderio, eccitazione e orgasmo.

Ebbene, la differenza tra desiderio ed eccitazione non è cosa da poco, soprattutto perché non è semplicemente diverso per maschio e femmina, ma perché è differente da maschio a maschio e da femmina a femmina e ha
pure mille sfaccettature.

Ecco come si diventa esperti di sessualità per togliere i tabù e portare consapevolezza.

Le mestruazioni nei secoli ed oggi

Ciao cari amici lettori, noi donne passiamo buona parte della nostra vita ad avere a che fare con assorbenti, visite ginecologiche, mal di testa e molto altro ma spesso tacciamo questo aspetto biologico che ci permette anche di generare la vita: le mestruazioni. A differenza delle mie recensioni abituali, oggi ho deciso di citare estratti del libro in questione perché ritengo che possa spiegare meglio e far capire lo scopo e il valore di questo testo.

Perché questo tema? Cito testualmente due righe di pagina 7:

Il tema è intimamente legato alla condizione delle donne in un mondo dove il dominio patriarcale è la norma.

Proseguo tornando in dietro di due pagine; a pagina 5 l’autrice scrive:

Nonostante la sua banalità, il ciclo resta un fenomeno misterioso, circondato da leggende, superstizioni, reticenze e stereotipi la cui pertinenza non può che stupire.

Ecco, il tema direi che è molto importante. L’autrice parte dalla sua esperienza personale e si articola tra passato e presente, descrivendo minuziosamente – e citando infine fonti – come le mestruazioni siano state etichettate nei vari secoli fino ad oggi, riuscendo a dare un quadro completo sotto vari punti: biologico, mitologico, storico, religioso, culturale e sessuale.

Evidenzia come sia sempre stato un tabù parlarne e, ad eccezione di alcuni casi, quasi pericoloso avere a che fare con le donne durante le mestruazioni e se soffrivano di SPM (sindrome premestruale) o di endometriosi a tal punto che venivano ritenute streghe, isteriche e malate mentali (arrivando a rinchiuderle nei manicomi).

L’autrice riesce – anche con un briciolo di ironia – a trattare questo tema facendo un excursus temporale fino ai tempi più recenti e odierni trattando l’emotività, la psicologia, la biologia, l’interazione sociale e di coppia, la libertà, il rispetto, la salute che caratterizzano la donna anche (e forse soprattutto) in questo fattore biologico che fa parte di noi per la maggior parte della nostra vita (si spera).

Ciao cari amici lettori, noi donne passiamo buona parte della nostra vita ad avere a che fare con assorbenti, visite ginecologiche, mal di testa e molto altro ma spesso tacciamo questo aspetto biologico che ci permette anche di generare la vita: le mestruazioni.

Dien Chan® contro mal di testa e lombaggine

Il Dien Chan®, o riflessologia facciale, è la tecnica che permette, tramite massaggi e pressioni effettuati nell’area del viso, di migliorare o curare dolori e malesseri in tutto il corpo.

Allo stesso modo, se il dolore è sulla testa, questa rappresenta il riflesso di altre parti del corpo che si possono stimolare per farlo passare. In questo numero vedremo proprio come e soprattutto dove massaggiare per far passare il mal di testa, un fastidio diffuso e che difficilmente si risolve in poco tempo senza l’aiuto di medicinali.

La riflessologia facciale si basa sulla teoria secondo la quale il viso ha similitudini di forma con altre parti del corpo. In questo caso, la mano chiusa a pugno, rivolto verso l’alto, è il riflesso della testa. Se il dolore colpisce la metà destra della testa, è necessario lavorare sulla parte destra del pugno, e viceversa per la metà sinistra. Lavorare in questo caso significa moxare, ovvero scaldare con l’utilizzo della moxa per circa 1-2 minuti la zona interessata.

La moxa è un metodo che deriva dall’essiccamento di foglie dell’Artemisia vulgaris (l’Assenzio cinese). Ma niente paura, in assenza di questo strumento, si può usare anche un comune asciugacapelli. Se il male si percepisce sulla fronte, bisogna moxare la parte piegata in giù delle quattro dita. Nel caso di dolore alle tempie invece moxare le parti laterali del pugno. Quando il dolore è alla nuca, moxare la parte esterna sopra il polso, mentre se è sullo zenit, la nocca del dito medio.

Allo stesso modo, si possono stimolare alcune zone sul viso con un picchiettio, una pressione o un massaggio avanti e indietro.

Il Dien Chan®, o riflessologia facciale, è la tecnica che permette, tramite massaggi e pressioni effettuati nell’area del viso, di migliorare o curare dolori e malesseri in tutto il corpo.

Sanità e malati: un osservatore privilegiato

Si è parlato a lungo nell’ultimo anno e mezzo di sanità, di sistemi sanitari a confronto, di diritti e doveri del malato, di risorse assenti, mal distribuite o differentemente investite tra una provincia e l’altra, tra una regione e l’altra, tra uno Stato e l’altro. In queste pagine è riportata l’esperienza che risale all’“era pre-covid” in cui emerge un confronto tra due sistemi sanitari europei, quello italiano e quello tedesco, da parte di un osservatore un po’ atipico e, per certi versi, privilegiato: uno studente di medicina in Erasmus.

Una posizione che si interseca tra quella del professionista, da cui sta ancora imparando e che diventerà presto, della famiglia del malato, nei cui panni si è sfortunatamente spesso trovato, e in misura più o meno impegnativa, nel ruolo di malato stesso.

Affaticato dalle intense sessioni d’esame dei primi quattro anni del corso di laurea in Medicina, demotivato dall’ambiente universitario che troppo spesso sembra autoreferenziale o sterilmente polemico, da una città studentesca che ha esaurito le sue attrattive dopo i primi intensi anni, Luca decide di partire, aderendo al progetto ERASMUS, per la Germania.

Le aspettative sono le più varie, incluse la voglia di frequentare nuovi ambienti, conoscere nuove persone, confrontarsi direttamente con altre culture, ma prevalgono quelle di natura didattico- formativa: vorrebbe investire e consolidare le conoscenze teoriche sino a quel momento faticosamente accumulate all’interno di un’università che gli offra la possibilità di trascorrere più tempo tra le corsie dell’ospedale, e che – perché no – possa diventare una possibile meta futura lavorativa.

L’esperienza ospedaliera italiana, infatti, non era stata soddisfacente. Purtroppo, anche gli ospedali universitari che, rispetto ad altre realtà più piccole e periferiche, dovrebbero essere quelli più ricchi di risorse umane, economiche e mezzi scientifici, gli erano apparsi comunque in affanno: si percepiva, da un lato, tanta passione, competenza, interesse e volontà di prendersi a cuore ogni singolo malato e, dall’altro, la necessità di fare i conti con limitazioni concrete.

Nella stessa sofferenza si inseriva il percorso di Luca studente che, non solo in quanto “ultimo arrivato”, ma spesso per ragionevolezza e impossibilità pratica, veniva solo parzialmente coinvolto nelle attività cliniche, responsabilizzato al minimo e, talvolta, poco formato.

Tutto ciò era, inoltre, appesantito dalla necessità di rispettare certe gerarchie tanto nelle semplici attività quotidiane quanto nelle decisioni cliniche più delicate rendendo, inevitabilmente, meno efficiente e snella l’attività di tutti i giorni. Carico di progetti ed entusiasmo, ma allo stesso tempo timoroso di lasciare l’ambiente conosciuto e confortevole, Luca arrivava nel sud della Germania all’inizio di settembre 2014, pronto per affrontare i tecnologici ospedali tedeschi popolati di personale formato, preciso, efficiente, attento e disponibile.

Si è parlato a lungo nell’ultimo anno e mezzo di sanità, di sistemi sanitari a confronto, di diritti e doveri del malato, di risorse assenti, mal distribuite o differentemente investite tra una provincia e l’altra, tra una regione e l’altra, tra uno Stato e l’altro.

Chiamiamo le parti intime con il loro nome e la sessualità risulterà meno tabù

Pisellino, patatina, buchino, farfallina, passerine… Potrei continuare per ore e ore e ore: quanti vezzeggiativi conosciamo per i nostri genitali? (E anche al posto di questi potremmo usare “parti intime”).

Probabilmente potrei tranquillamente dire che c’è un livello pro della mia professione. Il livello base era ed è la divulgazione, il livello pro è la divulgazione realistica. Perché in verità vi dico che tutto sta nel retaggio culturale, ovvero, partiamo dalla domanda di base: “perché quando si parla di sessualità c’è sempre molto imbarazzo?”

Le risposte possono essere molteplici tra cui: non c’è abbastanza informazione o esiste il pensiero che sia una cosa “sporca”. Diciamo che se le nostre basi culturali derivano da una base religiosa per cui tutti gli argomenti sessuali sono considerati “peccato”, qualche ombra del passato potrebbe coprire un po’ questi argomenti.

Direi, però, che se noi normalizziamo termini come “pene, vagina, vulva, capezzolo”, come se parlassimo di una mano, di una gamba o di un braccio, tutto diventerebbe più “terra terra”, perché alla fine è il significato e/o la percezione che abbiamo di queste parole che fa la differenza.

Pisellino, patatina, buchino, farfallina, passerine… Potrei continuare per ore e ore e ore: quanti vezzeggiativi conosciamo per i nostri genitali? (E anche al posto di questi potremmo usare “parti intime”).

Shankara e la potenza del Voicing®

La voce è uno strumento potente, il canto libero aiuta a esplorare qualsiasi tipo di emozione e vissuto, portando guarigione e trasformazione. Tramite il Voicing®, Shankara Roberta Piccinno crea uno spazio dove affidarsi al potere della voce.

Il Voicing® è una tecnica tramite la quale si possono ottenere grandi giovamenti. Non è ancora un metodo scientificamente riconosciuto, ma esistono sempre più testimonianze della sua efficacia. Roberta Piccinno ha un diploma in Musicoterapia attiva e psicodinamica al CMT di Milano. Ha poi seguito una ricerca più spirituale, avvicinandosi così alla meditazione e al Voicing®.

Shankara con la Conchiglia di Shiva

“Io utilizzo il Voicing® in diverse modalità, integrando anche altre tecniche come la bioenergetica e la meditazione attiva. – Così Shankara introduce la sua spiegazione su cos’è il Voicing® e come si utilizza. “Svolgo sessioni individuali e di gruppo, ritiri di più giornate e percorsi con le donne in gravidanza, che trovano grande beneficio dall’uso del Voicing® sia durante i 9 mesi che nel travaglio, e anche successivamente insieme ai neonati. Con questa tecnica si può lavorare sulla voce: su eventuali disturbi fisici legati ad esempio alle corde vocali e su tematiche più legate all’emotività, come difficoltà ad esprimersi in pubblico o problemi che creano malessere.”

La voce infatti ha una connessione importante con gli stati d’animo interni: nel suo viaggio verso le corde vocali spesso si carica di emozioni, condizionamenti, paure, conflitti e anche la voce può risultare affaticata, alterata, o completamente assente. Le sessioni si svolgono con una parte introduttiva di dialogo, offerto sotto forma di counceling olistico. Ma l’esplorazione vera e propria avviene attraverso il canto libero. Questa espressione è l’essenza del Voicing®: lasciare che la voce possa esprimere liberamente il proprio vissuto attraverso il canto.

“Non è sempre facile buttarsi subito a cantare liberamente. Per questo inizialmente chiedo di provare semplicemente a emettere un suono. Pian piano la persona si apre e riesce ad articolare suoni sotto forma di un canto. Non è importante impostare la voce o raggiungere una forma estetica “bella”. Ciò che conta è sentire dove va la voce e cosa crea nella persona. Quando il canto è autentico ha una bellezza e una forza unici.”

Sembra una pratica difficile, in realtà, come ci ha spiegato Shankara, la voce è uno strumento che porta alla risoluzione più velocemente rispetto alle parole.

“Il Voicing® parte dal presupposto che qualsiasi vissuto fisico, emotivo o psichico, abbia una vibrazione e possa essere quindi cantato. La voce fa vibrare esattamente dove è presente un carico emotivo. Il canto che si esprime attraverso suoni raggiunge un valore più profondo e diretto dei discorsi, che devono passare necessariamente dal filtro mentale per essere compresi. Con il Voicing® la mente arriva solo in un secondo momento, a elaborare ciò che è accaduto durante l’esplorazione.”

La voce è uno strumento potente, il canto libero aiuta a esplorare qualsiasi tipo di emozione e vissuto, portando guarigione e trasformazione. Tramite il Voicing®, Shankara Roberta Piccinno crea uno spazio dove affidarsi al potere della voce.

Nutrirsi e curarsi camminando per prati e boschi

Raccogliere erbe della flora spontanea potrebbe sembrare un’attività difficile da praticare. Potremmo pensare che portare a casa radici, bacche, fiori o foglie per preparare una ricetta, usarli per sostenere un malessere fisico, o ancora per prepararci un cosmetico o altro da utilizzare anche in altri momenti dell’anno, sia difficile e non praticabile per noi “abitanti della città”.

In realtà, la nostra memoria arcaica e i lunghi periodi in cui l’uomo, in stretto rapporto con la natura, riusciva a raccogliere ciò che di stagione in stagione cresceva negli incolti, trovando in esso gran parte del proprio sostentamento, ci rende relativamente semplice il recupero di questa pratica.

Natura ed emozioni

Da sempre l’uomo “guarda ed annusa” la natura, flora, fauna e l’ambiente che lo circonda e da esso trae indicazioni. Anche se apparentemente oggi viviamo lontani da prati o boschi un qualche cosa di arcaico, un ricordo, un’emozione, conservati nella nostra mente ci fanno percepire l’ambiente naturale come un’esperienza interiorizzata. La sede di questa memoria emozionale arcaica è il nostro sistema limbico che da sempre, insieme al talamo ed alcune aree della neocorteccia frontale è coinvolto e conserva l’esperienza olfattiva.

Gli odori sanno attivare la memoria episodica: cioè quella forma di memoria a lungo termine che custodisce i ricordi e così, quasi senza saperlo, il nostro passeggiare per boschi ci riporta il ricordo di questo “sapere sentito”, annusato. Sono queste emozioni che creano in noi il forte legame e ci fanno dire: “quando riesco a fare una passeggiata mi sento bene, come ritemprato, mi sento a casa”.

Il paesaggio ha un effetto diretto sulle nostre emozioni: il verde e gli alberi riducono quelle negative, come la rabbia, ed esaltano la gioia. Vi sono profumi freschi come carni di bambini, dolci come oboi, verdi come prati, e altri, corrotti, ricchi e trionfanti, che hanno l’espansione delle cose infinite, come l’ambra, il muschio, il benzoino e l’incenso, che cantano i trasporti dello spirito e dei sensi. Charles Baudelaire

Una ricerca olandese condotta su quasi 350.000 persone ha dimostrato che vivere a meno di un chilometro da un’area verde è protettivo per molte malattie: da quelle cardiovascolari alle respiratorie, dal mal di testa ai disordini dell’apparato digestivo, fino ai dolori muscolari e, soprattutto, all’ansia e alla depressione. Ecco allora che il nostro andare per prati e boschi, il ricreare quel contatto antico con una natura che da sempre ci sostiene, cura e nutre, ci dà anche la possibilità di ridurre i nostri livelli di stress. Secondo studi recenti, la nostra autostima, memoria e creatività traggono benefici e miglioramenti da questo naturale contatto.

Alcune piante da osservare, odorare e raccogliere in questo periodo

In primavera ed estate la natura offre il meglio di sé. Andando per prati possiamo trovare tantissime erbe commestibili, abbiamo solo l’imbarazzo della scelta subordinata esclusivamente alla nostra conoscenza di piante e territorio.

Tarassaco (Taraxacum officinale)

Possiamo trovare il tarassaco (Taraxacum officinale), conosciuto anche come “dente di leone” che ci può offrire in modo generoso: radici, foglie, fiori e boccioli. Il tarassaco è sicuramente una delle erbe di più facile riconoscimento. È impossibile, anche per un non assiduo frequentatore di campagne e incolti, non riconoscere le sue fioriture gialle e non è un caso che si presenti nei nostri prati proprio all’inizio della primavera viste le sue proprietà depurative, soprattutto del fegato, nel periodo in cui il nostro organismo necessita di eliminane le tossine e purificarsi, preparandosi così al nuovo ciclo.

Raccogliere erbe della flora spontanea potrebbe sembrare un’attività difficile da praticare. Potremmo pensare che portare a casa radici, bacche, fiori o foglie per preparare una ricetta, usarli per sostenere un malessere fisico, o ancora per prepararci un cosmetico o altro da utilizzare anche in altri momenti dell’anno, sia difficile e non praticabile per noi “abitanti della città”.

La Diastasi Addominale, cos’è e come si affronta

L’Associazione Diastasi Donna OdV al fianco delle donne con questo problema

Avete partorito da tempo ma vi ritrovate una strana pancia che non va via e uno o più disturbi come mal di schiena, instabilità del bacino, incontinenza, nausea, dolori addominali e/o una protuberanza sulla pancia facendo gli addominali?

Potrebbe essere diastasi addominale

Cos’è la diastasi?

La diastasi consiste nell’allontanamento dei muscoli retti dell’addome a causa di un cedimento della fascia che li congiunge longitudinalmente. È un fenomeno fisiologico in gravidanza, finalizzato alla dilatazione della cavità addominale che accoglie l’utero in crescita. I due muscoli retti, quindi, si separano, allontanandosi dalla linea mediana e lasciando una lacuna muscolare. Dopo il parto, l’elasticità e la densità dei tessuti devono riprendere i valori iniziali e anche la profondità del “buco” e le sue dimensioni devono diminuire. Se questo non succede entro 12 mesi e se la distanza tra le fasce addominali è superiore a 20- 25 mm, si può parlare di diastasi addominale.

La diastasi è una malattia?

Con la diastasi dei retti si può convivere tranquillamente. Se non si hanno disturbi, resta un problema estetico
anche se è consigliabile controllarne l’evoluzione. A molte donne, invece, la diastasi provoca problemi che vengono spesso scambiati per altri. Si instaura così un fenomeno di nomadismo medico che crea sofferenza e grande dispendio di energie, oltre a rallentare la diagnosi.

L’Associazione Diastasi Donna OdV al fianco delle donne con questo problema

Avete partorito da tempo ma vi ritrovate una strana pancia che non va via e uno o più disturbi come mal di schiena, instabilità del bacino, incontinenza, nausea, dolori addominali e/o una protuberanza sulla pancia facendo gli addominali?