Costume e Società

Roberta Minischetti – Una vita di nuove esperienze, passioni e lavoro

Sognava giornalismo, sognava di far politica. È sempre stata solitaria, determinata, dalla mentalità aperta ma allo stesso tempo rispettosa, fuori dal coro. Mai sottomessa alla mentalità comune, curiosa e dinamica, ostinata e permalosa. Gratuitamente altruista, poco incline al compromesso. A volte invece ironica e irriverente.

Roberta Minischetti è una persona che si definisce sensitiva come sua nonna, sa cogliere l’aura delle persone e vive spesso spaventata da sogni e pensieri premonitori. Fin da giovane legge di tutto: libri, etichette, poesie, giornali… Coltiva la passione di formare una mentalità tutta sua, personale, diversa dalle convenzioni sociali e da quello che è il “dover essere”. La sua citazione preferita? È di Ernest Hemingway:

Di cosa sei fatta? Di quello che vedi. Più l’acciaio

Roberta ha studiato Lingue, è laureata in Politica e fa la modella. Le piace la fotografia perché le permette di cogliere attraverso l’apparenza il lato più vero della sua persona. Nella vita si trova spesso a combattere contro la propria sensibilità, a volte troppo accentuata, che le fa commettere errori, o perché causa qualche caduta data da leggerezza. Non per immaturità, ma per purezza di pensiero, spogliata da ogni malizia.

Dice lei stessa: “Troppo ingenua sì. Mai falsa però”. A scuola i professori la definiscono una persona “leader con mentalità imprenditoriale e manageriale”. Dopo la Laurea all’Università Cattolica di Milano, ha iniziato a lavorare negli ambienti più disparati: in politica, nella comunicazione, per eventi, nella moda e nel turismo.

Nel 2008 in particolare è stata chiamata a partecipare al concorso di Mrs Universe a Riga, in Lettonia, dove ha guadagnato 2 fasce, dello sponsor Mary Chor e della “Star delle Concorrenti”. Da allora ha partecipato a diverse trasmissioni, fino al 2019 quando ha preso parte al programma Uomini e Donne di Maria de Filippi.

Roberta Minischetti è mamma di Rebecca, nata nel 2010, che per lei è l’unico amore della sua vita. La carriera di fotomodella prosegue, di pari passo con quella politica, e le passioni per la nutrizione e l’estetica, infatti attualmente lavora anche come assistente medico in campo dermatologico. Un uragano di idee e attività, specialmente nella moda, grazie anche all’esperienza per un atelier come personal shopper.

Adoro il mix ‘cheap&chic’. Creare una moda personale che abbini uno stile easy e raffinatezza senza esagerare e mantenendo un sano equilibrio

Sognava giornalismo, sognava di far politica. È sempre stata solitaria, determinata, dalla mentalità aperta ma allo stesso tempo rispettosa, fuori dal coro. Mai sottomessa alla mentalità comune, curiosa e dinamica, ostinata e permalosa. Gratuitamente altruista, poco incline al compromesso. A volte invece ironica e irriverente.

Chiamiamo le parti intime con il loro nome e la sessualità risulterà meno tabù

Pisellino, patatina, buchino, farfallina, passerine… Potrei continuare per ore e ore e ore: quanti vezzeggiativi conosciamo per i nostri genitali? (E anche al posto di questi potremmo usare “parti intime”).

Probabilmente potrei tranquillamente dire che c’è un livello pro della mia professione. Il livello base era ed è la divulgazione, il livello pro è la divulgazione realistica. Perché in verità vi dico che tutto sta nel retaggio culturale, ovvero, partiamo dalla domanda di base: “perché quando si parla di sessualità c’è sempre molto imbarazzo?”

Le risposte possono essere molteplici tra cui: non c’è abbastanza informazione o esiste il pensiero che sia una cosa “sporca”. Diciamo che se le nostre basi culturali derivano da una base religiosa per cui tutti gli argomenti sessuali sono considerati “peccato”, qualche ombra del passato potrebbe coprire un po’ questi argomenti.

Direi, però, che se noi normalizziamo termini come “pene, vagina, vulva, capezzolo”, come se parlassimo di una mano, di una gamba o di un braccio, tutto diventerebbe più “terra terra”, perché alla fine è il significato e/o la percezione che abbiamo di queste parole che fa la differenza.

Pisellino, patatina, buchino, farfallina, passerine… Potrei continuare per ore e ore e ore: quanti vezzeggiativi conosciamo per i nostri genitali? (E anche al posto di questi potremmo usare “parti intime”).

Profumo di Mamma – Le sfide meglio accettarle o evitarle?

Le sfide mi piacciono, parecchio, e qualche volta sembra proprio che me le vada a cercare, ma le cose hanno una chiave di lettura specifica e ognuno di noi ha la propria percezione di sfida e di reazione ad essa.

Specifico che mi piace la sfida intesa come competizione e non come provocazione. Sono per le sfide che richiedono coraggio e flessibilità e per quelle che non vengono considerate come enormi problemi invalicabili ma come situazioni, magari un po’ avverse, che solo dopo averle attraversate mostrano il bellissimo panorama che c’è dietro.

Serve un pizzico di coraggio per andare oltre noi stessi e per comprendere che, come ogni cosa, le sfide hanno un peso per chiunque. Sembra che alcune persone non abbiano alcun problema a superare qualunque sfida gli si presenti davanti. Sembra che per loro sia tutto facile. Sembra che siano inermi al dolore. In realtà queste persone hanno solo capito uno dei più importanti segreti: “scegliere di agire e affrontare le avversità è molto meglio che lasciarsi trasportare dagli eventi.” Il modo di pensare è diverso, ci si focalizza sulle soluzioni e non sul problema e il proprio modo di pensare cambia radicalmente rispetto a determinate questioni.

Capita che arrivano sfide, in alcuni momenti della nostra vita in cui non ci sentiamo pronti per affrontarle. Questo crea incertezza e anche se sembra paradossale, è il momento migliore per scontrarsi con le nostre paure più grandi e cercare la nostra parte migliore per superare anche i momenti più critici. Solitamente le sfide più dure sono quelle che ci mettono in ginocchio, ma se non andrete in quella direzione, non saprete mai fino in fondo quanto realmente siate capaci di rialzarvi.

Guardate la sfida come qualcosa che vi farà crescere e imparare, e non come qualcosa di limitante perché “con me non funziona”, o “la tua è un’altra storia”. Fatevi stimolare da chi le sfide le affronta e da chi è in grado di rendere agli altri ciò che gli è stato dato e insegnato. Ascoltate quello che hanno da dire, prendete quello che vi occorre e fatelo vostro migliorandolo!

Tornate alle vostre sfide più complicate quelle che quando c’eravate dentro non sapevate come uscirne ma poi, a guardarle da fuori, il tragitto sembra meno complicato. In qualche modo ne siete usciti. Non sempre serve arrivare primi. È essenziale arrivare secondo il proprio passo, e se anche non ne sarete usciti vincitori, avrete comunque portato a casa una lezione nuova.

Le sfide mi piacciono, parecchio, e qualche volta sembra proprio che me le vada a cercare, ma le cose hanno una chiave di lettura specifica e ognuno di noi ha la propria percezione di sfida e di reazione ad essa.

Non aiutarla a pulire e neppure a stirare

In questa nostra Italia ridotta quasi all’osso solo l’anima grassa del consumismo e di una certa pubblicità non dimagrisce. Non si assottiglia nemmeno in tempo di Covid e continua a diffondere immagini di donne scollacciate corredate da slogan dal palese doppio senso. Una ambiguità sdoganata anche in televisione con battute allusive a tuberi, pesci e volatili sparate da opinionisti armati di un umorismo da caserma.

È confortante scoprire che in questa “penisola dei non famosi”, dove il pudore viene confuso con l’ipocrisia, ancora resiste una comunicazione rispettosa che usa le sinapsi per scardinare gli stereotipi. Anche quelli passati sotto forma di questionario (rinverditi di recente nell’Ospedale di Bollate) le cui domande, rivolte solo alle donne, sembravano fotocopiate dalla “Guida delle spose” del 1942.

A tal proposito Ikea promuove insieme ai suoi mobili il senso civico nella collaborazione di casa. Sopra un’asse da stiro c’è scritto: “Non aiutarla a stirare. Perché quando dici: posso aiutare? stai dando per scontato che sia responsabilità della donna”.

Lo stesso messaggio si ripete per la lavatrice, le pulizie o i panni da stendere. Sui Social anche i maschi hanno commentato questa pubblicità con battute esilaranti che affermano la normale partecipazione alle attività domestiche, dimostrando nei fatti quanto il lavoro familiare sia una prassi diffusa tra le giovani coppie.

In questa nostra Italia ridotta quasi all’osso solo l’anima grassa del consumismo e di una certa pubblicità non dimagrisce. Non si assottiglia nemmeno in tempo di Covid e continua a diffondere immagini di donne scollacciate corredate da slogan dal palese doppio senso.

Cover Story: Michela Macalli

Tanta preparazione, anni di lavoro e formazione, Michela Macalli, professionista pluriqualificata, agente sportivo e molto altro, è un caso più unico che raro in Italia, dove le opportunità per le donne non sono ancora le stesse degli uomini, specialmente in un ambiente come quello sportivo.

Michela Macalli non ha una sola definizione. È una professionista dinamica e in continua evoluzione, attualmente in possesso di licenza permanente come Agente di Calciatori Professionisti FIGC (Federazione Italiana Giuoco Calcio), Fiduciaria della Campionessa di sci Lara Magoni al CONI Bergamo (Comitato Olimpico Nazionale Italiano), trainer in palestra e insegnante di educazione motoria a scuola. Da settembre scorso ha inoltre realizzato un’importante esperienza come corrispondente sportiva di Alexandre Ruiz per BeinSports France canale TV internazionale.

Il suo curriculum  formativo è lungo, partendo da una laurea in scienze motorie, un Master di II Livello in Sport Management – Sociologia dello sport dove ha messo le basi per poi conseguire con l’esame in FIGC la licenza di Agente dei Calciatori FIFA. Significa che Michela può trattare di “Calciomercato Internazionale”. Noi di IDM Magazine abbiamo fatto una chiacchierata con lei, che ci ha raccontato come è nata la sua passione per lo sport e cosa significa per una donna lavorare in ambiente sportivo.

“Lo sport è da sempre una mia grande passione. Ho fatto sci alpino per 15 anni, con lo Sci Club Selvino e l’allenatore Toni Morandi. Ho iniziato a lavorare nel settore dello sport a circa 24 anni, quando Oscar Damiani, procuratore sportivo ed ex calciatore, mi ha inserita nell’ambiente del pallone. All’inizio pensavo che, con i titoli da me acquisiti, la conoscenza e la tenacia, avrei potuto arrivare ai miei obiettivi, lavorando sodo, come chiunque altro. Dopo vent’anni, ho capito che in Italia questa non è la realtà, e in alcuni settori siamo ancora molto lontani dall’avere pari opportunità. È spiacevole pensare che in alcuni settori lavorativi non ci siano ancora le condizioni di emergere per una donna se competente e capace”.

Continua Michela affermando: “La donna competente spesso dà fastidio in settori che culturalmente sono maschili. Da un uomo, l’avere a fianco una donna con le stesse capacità, se non maggiori, magari anche più giovane, viene visto come una sconfitta personale per lui. La donna attualmente nello sport deve fare ancora il doppio sacrificio per essere rispettata e raggiungere uno stesso obiettivo dell’uomo, poiché un collega che si affaccia in questo mondo lavorativo, parte già con il rispetto da parte di chi ha di fronte. Aggiungo inoltre che nel settore del calcio la donna, se esposta con cariche istituzionali o televisive, non può concedersi errori di conoscenza. La donna deve essere ancor più pronta, preparata.”

Michela Macalli rappresenta un’eccezione, una donna che ha seguito una passione, un interesse così forte da fornirle una grande forza di volontà e voglia di mettersi in gioco. Lo sport è di tutti, è un’occasione di unione e di socialità importante, dai più giovani agli adulti, alle persone “speciali”, come lei le definisce, con difficoltà. Grazie al suo ruolo rappresentativo al CONI Bergamo si è affiancata infatti anche allo sport per le persone con disabilità e ne è affascinata.

Tanta preparazione, anni di lavoro e formazione, Michela Macalli, professionista pluriqualificata, agente sportivo e molto altro, è un caso più unico che raro in Italia, dove le opportunità per le donne non sono ancora le stesse degli uomini, specialmente in un ambiente come quello sportivo.

Elena Travaini, ballerina di successo e modella per l’inclusione

La danza è stata il primo contesto nel quale mi sono trovata bene con me stessa: ero al centro dell’attenzione per il mio talento e perché ballavo bene, non per la mia diversità”

Elena Travaini è mamma di Aurora, moglie, ballerina professionista, modella e coach. Una donna che ce l’ha fatta, ma non per questo si ferma, continua a mettersi in gioco per realizzare i suoi sogni nel cassetto. E, nel farlo, rappresenta un esempio per gli altri. Elena, classe 1986, che soffre di una grave disabilità visiva, è fondatrice, insieme al compagno Anthony Carollo, del progetto di sperimentazione di ballo al buio Blindly Dancing, diventato in seguito Associazione, oltre che un’affermata ballerina di ballo di coppia. Insieme si sono esibiti, tra le altre cose, a Ballando con le Stelle e La Vita in Diretta.

Il periodo storico in cui ci troviamo ha fermato inevitabilmente gli incontri di Blindly Dancing, che continuano comunque online. Elena non ha voluto fermarsi, e ha deciso così di rispolverare un desiderio che ha fin da giovane, ovvero fare la modella. Oggi ha in cantiere diversi progetti, per far crescere la consapevolezza di una moda più inclusiva.

Ph Marco Federici, MuA Silvia Gozzi, Location Spazio Next, in collaborazione con il progetto Runway

Elena Travaini non nega di aver avuto una vita non facile, che le ha regalato incredibili gioie, ma che l’ha fatta anche soffrire molto. Già durante la gravidanza di sua mamma, Elena è stata colpita da un tumore rarissimo alla retina, che l’ha portata a trascorrere i primi tre anni della sua vita tra ospedali e cure sperimentali in Olanda: interventi chirurgici, cicli infiniti di radioterapia e chemioterapia. Elena è sopravvissuta, ma, inevitabilmente, le cure hanno portato a una grave disabilità visiva e a una malformazione del viso intorno agli occhi, poiché la cartilagine non ha avuto modo svilupparsi in modo corretto.

Le cure le hanno permesso di sopravvivere, ma ciò che le ha salvato la vita è stata la danza, che ha iniziato a studiare già a 5 anni. “Da subito mi è piaciuto tantissimo. – racconta Elena – Mi sentivo bene con me stessa per la prima volta, e sentivo di saper fare qualcosa bene. Ho continuato a studiare, finché mi sono diplomata in Balli di Coppia e Danze Caraibiche insieme a colui che è poi diventato mio partner e marito, Anthony Carollo. Sono ormai più di 10 anni che balliamo insieme, siamo competitori agonisti e insegniamo. Trovarmi a gareggiare in competizioni di alto livello ha fatto emergere nuove paure che non avevo ancora sperimentato, perché temevo che la mia disabilità potesse pormi dei limiti. Anthony ha deciso così di provare insieme a me il ballo al buio, per comprendere meglio le mie difficoltà. È stata una svolta, si è aperto un mondo incredibile e nuovo, tanto che ci ha portato a creare un nuovo metodo di danza: il Blindly Dancing.”

Blindly Dancing significa letteralmente “danzare al buio, ciecamente”, e il progetto si svolge attraverso incontri, nei quali, oltre alla danza, vengono proposti giochi ed esercizi al buio volti ad aprire nuove strade alla comunicazione, alla consapevolezza del proprio corpo e alla fiducia, soprattutto in se stessi. Ad oggi, Elena e Anthony hanno fatto danzare al buio oltre 250.000 persone in tutto il mondo.

Nel 2020 Elena Travaini riscopre un’altra sua passione, la moda. E ci racconta come si è avvicinata da giovane a questo mondo e perché per lei è importante lavorare come modella.

“La danza è stata il primo contesto nel quale mi sono trovata bene con me stessa: ero al centro dell’attenzione per il mio talento e perché ballavo bene, non per la mia diversità”

Profumo di Mamma – L’uomo intelligente

“Non cercare di diventare un uomo di successo, ma piuttosto un uomo di valore” Albert Einstein

Voglio condividere con voi questa bellissima poesia di Gabriel García Márquez.

Una mujer inteligente – Una donna intelligente

Quanti uomini ho sentito dire che desiderano
una donna intelligente nella loro vita!..
Io li incoraggerei a pensarci bene.
Le donne intelligenti
Prendono decisioni da sole, hanno desideri propri
e mettono limiti.
Tu non sarai mai il centro della sua vita perché
questa gira intorno a se stessa.
Una donna intelligente non si lascerà manipolare
né ricattare, lei non ingoia colpa, si assume
responsabilità.
Le donne intelligenti
mettono in discussione, analizzano, litigano,
non si accontentano, avanzano.
Quelle donne hanno avuto una vita prima di te
e sanno che continueranno ad averla una volta
che te ne sarai andato.
Lei sta per avvisare, non per chiedere il permesso.
Queste donne non cercano nella coppia un leader
da seguire,
un papà che risolva la vita, né un figlio da salvare.
Loro non vogliono seguirti né segnare la strada a
nessuno,
Vogliono camminare accanto a te.
Lei sa che la vita senza violenza è un diritto,
non un lusso né un privilegio.
Loro esprimono rabbia, tristezza,
gioia e paura allo stesso modo,
Perché sanno che la paura
non le rende deboli nello stesso modo in cui la
rabbia non le rende “maschili”.
Queste due emozioni e le altre, tutte insieme, la
rendono umana e basta!
Una donna intelligente è libera perché ha lottato
per la sua libertà.
Ma non è una vittima, è una sopravvissuta.
Non cercare di incatenarla
perché lei saprà come scappare.
Ricorda che l’ha già fatto prima.
La donna intelligente sa che il suo valore non risiede
nell’aspetto del suo corpo
Né in quello che faccio con lui.
Pensaci due volte prima di giudicarla per età, altezza,
volume o comportamento sessuale,
perché questa è violenza emotiva e lei lo sa.
Quindi… prima di aprire la bocca per dire che
desideri una donna “intelligente” nella tua vita,
chiediti se sei davvero fatto per inserirti nella sua.

Condividere le parole di qualcun altro significa, dal mio punto di vista, aderire alle considerazioni di chi quelle parole le ha pensate e scritte. Dopo aver letto la poesia ho pensato: “Mi piace. Ci mette dentro parecchio di quello che conta davvero secondo me. Si toccano emozioni e valori estremamente importanti. Ora voglio vedere se trovo altro”.

Così ho iniziato le mie ricerche.

La prima ricerca: “La donna intelligente”. Ho letto di Simone De Beauvoir, filosofa francese, impegnata alla concessione dei diritti sociali alle donne. E poi di Frida Kahlo e i suoi dipinti autobiografici che raccontano la sofferenza e la rabbia. Ho letto di molte altre donne che hanno contribuito a ingenti cambiamenti soprattutto su come il mondo “vede” le donne. Ho trovato le donne più influenti, quelle che hanno fatto la storia, e poi frasi e aforismi sulla donna intelligente.

Sono passata poi alla mia seconda ricerca intitolata “L’uomo intelligente”. La prima cosa che mi è apparsa è una frase di Albert Einstein. Ho trovato poi l’uomo più intelligente del mondo: William James Sidis, definito secondo il suo quoziente intellettivo. Il livello medio si aggira intorno ai 100, e il suo QI? Tra i 250 e i 300. A diciotto mesi leggeva il The New York Times. A otto anni parlava perfettamente francese, tedesco, russo, turco e anche l’armeno, con latino e ovviamente inglese.

Lunga vita ai suonatori notturni

In ogni relazione di coppia arriva sempre il momento in cui è necessario dare una prova d’amore che non sempre consiste nel rinnovare i voti coniugali, spesso è un collaudo di resistenza che avviene nell’intimità della camera da letto.

Quando il respiro notturno infastidisce come il clacson di una vecchia Fiat Ritmo, alternato dal grufolare di un facocero raffreddato, la condivisione del talamo nuziale può diventare intollerabile. Molti negano di russare, quasi si trattasse di un vizio o di un difetto fisico innominabile, solo in circostanze di confidenza qualcuno ammette che la compagna/o dorme con i tappi, addossando la rumorosità a un vecchio malfunzionamento
dei turbinati, all’ingrossamento delle tonsille o a una recente infiammazione delle adenoidi.

Le apnee notturne sono unisex, ci sono signore diafane e bionde come cherubini che sussultano come una betoniera; brunette graziose che ronfano serafiche come il torero Camomillo e gentleman equivalenti a un martello pneumatico. Il sonno agitato di chi dorme agita molto di più chi condivide l’alcova rimanendo
sveglio.

IDM TV: l’universo di IDM in espansione sul web

Il mondo di IDM Magazine cresce e si modifica diventando sempre più interattivo. La rivista cartacea, rinnovata e in continua evoluzione di grafica e contenuti, il blog online sempre aggiornato, le pagine social ufficiali sulle quali seguire tutte le novità, e ora anche la nuova Web Tv, per una realtà che non abbandona mai i suoi lettori.

Chi conosce IDM sa dove può trovare la nostra rivista da sfogliare, sempre rinnovata e con articoli freschi e interessanti. In questo anno di pandemia non è stato sempre possibile distribuire i numeri nelle attività, quindi ci siamo spostati soprattutto online, rendendo il nuovo sito idmag.it più user-friendly e facile da visitare. Da oggi inoltre, una novità ancora più grande, che dimostra la volontà di espandersi in tutti i settori dell’universo digitale, e rendere un servizio completo e attrattivo: IDM TV, la web tv ufficiale di IDM Magazine.

Presenti il sito idmtv.it e il canale YouTube IDM TV, sempre aggiornati con nuovi video, interviste e dirette live con i collaboratori e amici della Redazione di IDM Magazine, suddivisi nelle 8 rubriche consuete: Costume e Società, Lavoro e Impresa, Salute e Medicina, Arte e Cultura, Educazione e Scuola, Ambiente e Lifestyle, Sport e Wellness, Hobby e Tempo libero. Tutto questo dà la possibilità a chi collabora con la rivista di ampliare il proprio tema, condividere le passioni, e raccontarsi meglio grazie a un sistema che annulla le distanze e ci rende tutti più vicini: il video.

Profumo di mamma – Assemblea di Generazioni

Wikipedia dice: In sociologia il termine generazione identifica un insieme di persone che è vissuto nello stesso periodo ed è stato esposto a degli eventi che l’hanno caratterizzato […] Gli eventi influiscono sulla generazione che li ha vissuti, determinandone dunque un mantenimento di caratteristiche proprie di quel momento storico, culturale e sociale.

Se fossi nata trent’anni prima o vent’anni dopo? Voi lo avete mai detto? Appartenere ad una generazione non è
una cosa che si sceglie. Come la mamma, la suocera o la cognata, “ti capita”, ed è uno di quegli elementi che sembra definisca la persona che sei, o che dovresti essere. Chi è “abbastanza statico” per natura, generalmente
segue una serie di indicazioni quasi imposte dalla generazione a cui appartiene.

Chi invece ha una mente un po’ più dinamica ha una visione più aperta, ma il sentire di appartenere ad una determinata generazione aiuta in qualche modo a creare e fortificare un’identità. E a volte si fanno allusioni a fortuna o sfortuna nell’essere capitati “proprio in quel tempo”. Beh…potremmo anche dire che noi (quelli che
come me appartengono alla generazione chiamata X) non eravamo messi benissimo neanche prima di “adesso”.

Siamo stati cresciuti da un mix di generazioni… Tra quella che usciva dalla guerra a cui è stato assegnato il compito di ricostruire, riconoscere il valore di una patata (dopo aver avuto solo le bucce), e mettere le basi al benessere di cui avremmo beneficiato in tanti, quella per cui il lavoro “viene prima”. E quella che ha vissuto in una società abbastanza pacifica, in quel benessere che si è espanso alla parità di genere, fatta di persone che per prime hanno raggiunto un buon tenore di vita e un alto livello di istruzione, come non era ancora accaduto.

I pomeriggi li passavamo a studiare o seduti sul muretto della piazza. La mamma lavorava e non stava con noi a fare i compiti ma veniva sempre a sapere se li avevamo fatti, e le uniche spunte blu erano quelle che vedevamo se l’insegnante riportava qualcosa di sbagliato in quello che facevamo, grazie ad una ciabatta. Alle sette e mezza in punto si cenava tutti insieme e una telefonata durava duecento lire.

Si aspettavano le quattro per guardare i cartoni animati e la domenica si andava a pranzo dai nonni. Dopo aver studiato e aver trovato lavoro si faceva famiglia e mai ci saremmo potuti immaginare che il progresso, qualcosa che ci porta per dinamismo ad andare avanti, ci avrebbe fatto sentire la mancanza di ciò che è rimasto dietro.

I nostri figli conoscono il mondo attraverso uno schermo, ma non sempre sanno riconoscere il proprio vicino di casa. Masticano internet a colazione, pranzo e cena, ma l’ultima patata nel piatto viene buttata via perché proprio non ci sta.