Costume e Società

Diversity and Inclusion

Incontriamo oggi Alba, giovane professionista che ha deciso di concentrarsi sull’implementazione della diversità e dell’inclusione presso enti pubblici e privati, e che lavora come attivista per la valorizzazione della diversità sociale e l’aumento dell’inclusione.

Ciao Alba, come spieghi la tua professione in poche righe?

Ciao! È difficile riassumere in poche righe la complessità del mio lavoro, ma ci provo! Sono una libera professionista che si occupa di diversità e inclusione, e sviluppo locale. Sono laureata in Studi di Genere a Parigi e ho conseguito due master di specializzazione in Management delle reti di sviluppo locale e Rigenerazione urbana e innovazione sociale, presso gli atenei di Padova (Unipd) e Venezia (IUAV). Copro incarichi di docenza, project management, ricerca universitaria e aziendale, faccio audit e consulenze mirate sui miei temi di competenza in azienda, mi occupo di conciliazione vita-lavoro e di prevenzione delle discriminazioni di genere e della tutela delle minoranze.

Opero fondamentalmente in tre ambiti: ricerca, sensibilizzazione e formazione; analisi dati, audit e progettazione; creazione di contenuti e mediazione interculturale. Sono anche presidente della associazione Rigeneri che si occupa di spazio urbano inclusivo e urbanistica di genere. Come attivista e volontaria, dedico una parte delle mie competenze pro-bono alla sensibilizzazione dei giovani e delle giovani nelle scuole medie e superiori, educando al rispetto delle donne e delle minoranze.

Quando hai iniziato ad interessarti alle questioni di genere e diversità?

Ricordo col sorriso che da piccola avevo riscritto la storia di Ulisse con le desinenze al femminile, e che mia madre era stata convocata perché non avevo ottemperato all’esercizio. Ero stufa di tutti gli esempi di eroe maschio, cercavo dei riferimenti in un mondo tutto al maschile – da Dio all’uso del maschile per il generico. In maniera embrionale, già mi saltava agli occhi l’ingiustizia del modo in cui il femminile veniva sistematicamente escluso, osservavo le disparità di carico di lavoro nelle famiglie e altre situazioni di squilibrio. Durante l’adolescenza ho avuto la fortuna di incontrare gruppi femministi, frequentando anche gruppi non – misti. Questo mi ha permesso di sentirmi più forte e capace di argomentare in pubblico e di difendermi dal pregiudizio sulle capacità femminili ancora troppo diffuso. Essendo io figlia di una coppia mista italo-palestinese questo “allenamento” mi ha permesso di rispondere con molta consapevolezza alle discriminazioni e al bullismo che talvolta si manifestava a scuola. Successivamente ho fatto volontariato in gruppi per la tutela dei diritti delle donne e ho insegnato italiano a gruppi di donne migranti.

Come si è legata la tua formazione al tuo lavoro?

Il mio percorso è stato coerente ma non lineare. Approdata all’università, ho deciso di esplorare la letteratura femminista in relazione ai classici del pensiero maschile (spesso purtroppo anche maschilista..) occidentale. Ho fondato un gruppo studentesco di autoformazione sui temi degli studi di genere e degli studi postcoloniali. Mi sono confrontata con capisaldi del pensiero femminile come De Beauvoir, Lonzi, Crenshaw, Ong, Butler, Arendt, Weil, scoprendo una storia “silenziata” delle donne. Mi sono poi trovata ad approfondire le culture femminili e minoritarie all’interno del percorso in studi di genere all’Università di Parigi. Nonostante abbia fatto diversi lavori soprattutto mentre studiavo e mi mantenevo all’estero, sono felice di poter fare una professione coerente col mio percorso e di essere approdata ad un lavoro che mi somiglia.

Matrimonio e Patrimonio

Cosa deduciamo dall’etimologia di Matrimonio e Patrimonio

Il matrimonio è un atto d’impegno in cui entrambi dovrebbero valorizzare gli oneri od onori dell’altro, soprattutto quando si tratta di educare i figli.

Fin dai tempi che furono, l’uomo e la donna hanno sempre avuto ruoli ben distinti.
Secondo il vocabolario degli Accademici della Crusca, la parola “Matrimonio”, dal latino matrimonium – mater – monium, significa: «una congiunzione dell’huomo, e della donna, la quale ritiene una usanza di vita, la quale dividere non si può. E perché nel matrimonio apparisce più l’uficio d’esso nella madre, che nel padre, perciò è determinato più dalla madre, che dal padre. Matrimonio, tanto è a dire, come uficio di madre».

Nello stesso vocabolario, la parola “Patrimonio”, dal latino patrimonium, derivato da pater, ‘padre’, e munus, ‘compito’, si riferisce a: “Beni pervenuti, per eredità del padre”. Dapprima col significato di ‘compito del padre’ poi con quello di ‘cose appartenenti al padre’. Il sacerdote, infatti, durante la celebrazione pronuncia queste parole: “Dunque è vostra intenzione unirvi in Matrimonio”… “con il sacramento del Matrimonio, il Signore li accompagni sempre con la sua protezione”.

Onori e oneri della coppia

Secondo il mio parere, l’unione di Matrimonio e Patrimonio, genera le fondamenta del rapporto della coppia.

Si potrebbe dire:
Gli onori alla mamma
Gli oneri al papà
E i compiti… a ognuno i suoi!

Tutto questo sembra essere in conflitto con il contesto in cui viviamo, il quale, sembra faccia di tutto per toglierci di fatto una delle vere e poche certezze che abbiamo sempre avuto: uomini e donne sono diversi. Noi possiamo inventare tante cose, anche vederle grigie se sono rosse, ma l’uomo e la donna si distinguono. Aspetti che non hanno nulla a che fare con il concetto di parità, il quale si fonda sul diritto d’uguaglianza di TUTTI gli esseri umani, e mira a migliorare la condizione della donna sul piano del diritto costituzionale e che, per come poi viene gestito, ha dei risvolti anche nella sfera familiare non sempre positivi.

Il matrimonio è un atto d’impegno in cui entrambi dovrebbero valorizzare gli oneri od onori dell’altro, soprattutto quando si tratta di educare i figli.

Lucy Carletti e l’Associazione Respira Ancora

Dopo due decenni di lavoro nella gestione delle Risorse Umane, Lucy Carletti ha ritrovato la passione per lo sport e il canto, e, durante il lockdown degli scorsi anni, la spinta interiore a dare un contributo concreto a chi ne ha bisogno, grazie alle proprie competenze.

Lucy Carletti è attualmente Manager Coach e Trainer all’interno di aziende, dedicandosi a team building o a percorsi individuali. È mamma da 12 anni, ha lavorato per 21 anni nell’ambito delle Risorse Umane, guadagnando competenze e preparazione in diversi ambiti: dalla gestione del personale, alla ricerca e selezione, al settore commerciale e burocratico, e anche riguardo il diritto
del lavoro.

“Nel 2020 ho deciso di dare una svolta alla mia vita professionale. Mi sono resa conto di avere una forte passione per il comportamento umano. Essendo stata adottata all’età di 7 anni, ho dovuto fare un lavoro di ricerca e crescita su me stessa fin da piccola.” Ci racconta Lucy. “Nei miei anni di lavoro ho potuto crescere e qualificarmi in diverse aree di interesse nell’ambito lavorativo. Inoltre, mi sono specializzata nella Programmazione Neuro-linguistica (PNL) che applico quotidianamente nel mio lavoro. Ho conseguito un Master sia nel Coaching che in Training.”

Da due anni Lucy offre il suo aiuto professionale a persone e aziende per quanto riguarda la formazione, orientamento, crescita personale, e supporto in situazioni di difficoltà.

“Aiuto le persone che cercano lavoro o sono inserite in un ambiente lavorativo, ma soprattutto gli imprenditori di piccole e medie imprese. Ritengo che i capi delle aziende debbano dedicare risorse e tempo per formare e gestire il personale nel migliore dei modi. Il lavoro è una parte fondamentale nella vita e nella realtà delle persone. C’è chi trascorre molto tempo lavorando, di conseguenza un impiego non può rappresentare stress e negatività. Ritengo che se una persona fa ciò che le viene naturale e la appassiona, non sta lavorando, ma sta vivendo a pieno, così come è successo a me.”

L’obiettivo di Lucy Carletti è portare il coaching come strumento di benessere all’interno delle aziende medio-piccole. E lo persegue diventando lei stessa un’imprenditrice libera professionista, per poter dare un contributo ai suoi colleghi che non hanno le sue conoscenze e competenze nell’ambito della gestione del lavoro e delle risorse umane.

“Nel mio lavoro di coach, applico tecniche di cambiamento per spingere le persone a manifestare i propri talenti e competenze. Lo scorso anno, quando ho iniziato a divulgare i miei percorsi di crescita personale, ho compreso che molte persone capiscono di aver bisogno di questi strumenti, ma, per un motivo o per l’altro, hanno rinunciato in partenza. Questa cosa mi è dispiaciuta molto, perché vedo tantissimi lavoratori che con il mio supporto potrebbero essere più felici. Per questo ho avuto l’idea di fondare l’Associazione Respira Ancora”.

Dopo due decenni di lavoro nella gestione delle Risorse Umane, Lucy Carletti ha ritrovato la passione per lo sport e il canto, e, durante il lockdown degli scorsi anni, la spinta interiore a dare un contributo concreto a chi ne ha bisogno, grazie alle proprie competenze.

Il cinema come strumento e linguaggio nel counselling

Esplorare i contenuti filmici è uno strumento utile a rintracciare la nostra personale narrazione, il nostro privato Copione di Vita.

Il nostro copione è la storia della nostra vita che abbiamo già scritto quando eravamo bambini, ne abbiamo già decise le parti essenziali della trama, ma non lo conosciamo consapevolmente. Lo mettiamo in scena di continuo senza sapere di farlo. Eric Berne, padre fondatore dell’Analisi Transazionale, definiva il copione come un piano di vita che si basa su una decisione presa durante l’infanzia, rinforzata dai genitori, giustificata poi dagli avvenimenti successivi. A seconda delle narrazioni che ci piacciono e che ci commuovono possiamo capire molto di noi stessi e del nostro Copione di Vita.

Non siete curiosi di conoscere ciò che avete scritto nel vostro personale copione? I copioni delle favole o dei film scritti da altri possono aiutarvi nell’individuare il vostro. Nel momento in cui una storia viene pubblicata, o messa in scena, questa smette di essere del proprio autore e diventa di chi la legge, di chi assiste allo spettacolo. In poche parole diventa di chi la riceve. Nel riceverla e accoglierla la stiamo già modificando e la rendiamo nostra in qualche modo perché entra a far parte della nostra storia personale.

Mi occupo di narrazione da molto tempo, prima in campo cine-televisivo, ora in ambito analitico transazionale. Il mio metodo personale come counsellor è di attingere dalla mia grande passione ed esperienza cinematografica per prendere spunto da film, fiabe o altre narrazioni e metterle al servizio della persona in un momento di difficoltà o comunque in un approccio d’apprendimento e di crescita.

Il counsellor, in Analisi Transazionale, è un professionista che s’impegna ad aiutare l’individuo, in un accordo comune e per un obiettivo condiviso, a mettere in luce le risorse di cui già dispone, e di cui magari nemmeno sospetta l’esistenza, per rendere queste risorse interiori visibili e metterle in potenza per lo sviluppo personale nella vita quotidiana.

Da qualche tempo riscopro i grandi classici attraverso la lente d’ingrandimento dell’Analisi Transazionale. Ci sono molte fiabe famose, anche della Disney, che contengono tesori nascosti: Oceania e la voce interiore e il conosciuto-non-pensato, Coco e il tema della memoria implicita, Frozen e la prima strategia di sopravvivenza. Il linguaggio della narrazione per immagini e quindi il linguaggio simbolico mi appaiono evocativi di qualcosa che ci riguarda da vicino.

Esplorare i contenuti filmici è uno strumento utile a rintracciare la nostra personale narrazione, il nostro privato Copione di Vita.

Per favore, mettimi una corona in testa

Tutte le donne amano le sorprese. Trovatene una a cui non piaccia essere al centro della vita di qualcuno che la stupisce facendola sentire una regina.

Deve essersi sentita un po’ sovrana anche Nicoletta Braschi quando suo marito ha condiviso con lei il Leone d’Oro alla carriera, dedicandole delle parole che sono rimbalzate da un cellulare all’altro più del suo monologo sulla felicità.

Una dichiarazione su cosa significa amarsi pronunciata dopo quarant’anni di vita comune è spiazzante, soprattutto per delle persone che un grande amore l’hanno intimamente desiderato ma si sono accontentate di un sentimento tiepido, decotto o interessato. “Stare con te o senza di te è l’unico modo per misurare il tempo”, le ha detto guardandola negli occhi. Quel pensiero di Benigni è parso troppo bello, tanto che qualcuno ne ha verificato la paternità attribuendo la frase a Borges e avanzando l’ipotesi che si potesse trattare di plagio.

Vittorio Sgarbi gli ha fatto le pulci, sottolineando che la frase: “amore a prima vista, a ultima vista, a eterna vista” è la dichiarazione d’amore che Nabokov mette in bocca al professor Humbert per Lolita, dimenticando che la poesia è una metafora della vita e, come sosteneva Mario, il postino di Neruda, “non è di chi la scrive, è di chi gli serve”. A troppe donne quelle parole dal sapore dolce dei voti nuziali hanno rimescolato il sangue nel confronto con la loro quotidianità.

Tutte le donne amano le sorprese. Trovatene una a cui non piaccia essere al centro della vita di qualcuno che la stupisce facendola sentire una regina.

Gene Dezzani e il Centro Sportivo Mario Rigamonti

Dopo anni di lavoro nel settore metalmeccanico, ha deciso di riavvicinarsi al mondo dello sport, che conosceva e amava grazie all’esperienza giovanile nel golf. Inizialmente ha accettato il ruolo di direttore in un circolo di golf a Torino, poi il fortunato incontro nel 2016 con Piero Bonicelli, che stava acquistando il Centro Sportivo Mario Rigamonti, lo ha portato a Brescia.

Da questa unione, una nuova vita che rappresenta non solo il presente, ma anche il futuro di Gene Dezzani. Il direttore del Centro Gene Dezzani parla di una “scommessa” fatta quasi 6 anni fa. Una sfida vinta, grazie agli investimenti e ai cambiamenti messi in pratica dal presidente Bonicelli, e dall’instancabile lavoro di tutto lo staff.

“Il programma che Piero Bonicelli mi ha illustrato quando mi ha proposto di affiancarlo nella gestione del centro sportivo era molto intenso e interessante” così parla il direttore, “non ho potuto non accettare la sfida. C’era una grande potenzialità, la previsione di un futuro di crescita per questo centro. E gli ultimi anni finora ci hanno dato ragione. Ora vogliamo portare il Centro Sportivo Mario Rigamonti ad essere uno dei centri di riferimento della provincia bresciana.”

La società ha rivoluzionato il centro, con investimenti necessari e importanti: sono stati rifatti i campi da calcio a 11, quelli di calcetto a 5, gli spogliatoi, oggi adatti ad accogliere anche squadre professionistiche, rimesso a nuovo il campo da golf. E nel 2021 sono nati i campi da padel, lo sport più richiesto negli ultimi anni.

Superata anche la parentesi Covid, grazie a un programma che ha messo in primo piano la salute di clienti, atleti e dipendenti del centro, oggi si guarda avanti con la stessa determinazione di quando tutto è iniziato.

Continua Gene Dezzani: “Durante quest’ultimo anno non ci siamo mai fermati, nonostante abbiamo dovuto chiudere l’accesso per diversi mesi, il centro è stato curato senza sosta. C’è un grande lavoro che i clienti ovviamente non vedono, di manutenzione, pulizia, gestione del bar, dei macchinari e dei campi, degli spogliatoi. Oltre al lavoro organizzativo e burocratico. Siamo orgogliosi di avere uno staff giovane e preparato, e il nostro lavoro è stato premiato, perché da quando abbiamo potuto riaprire i clienti sono tornati, e grazie ai nuovi campi da padel stanno anche aumentando”.

Il Direttore Gene Dezzani con il Presidente Piero Bonicelli

Dopo anni di lavoro nel settore metalmeccanico, ha deciso di riavvicinarsi al mondo dello sport, che conosceva e amava grazie all’esperienza giovanile nel golf. Inizialmente ha accettato il ruolo di direttore in un circolo di golf a Torino, poi il fortunato incontro nel 2016 con Piero Bonicelli, che stava acquistando il Centro Sportivo Mario Rigamonti, lo ha portato a Brescia.

Miss&Mister Model 2020

Il 23 maggio 2021 si è svolta la finalissima del concorso nazionale di bellezza Miss&Mister Model, che da 10 anni invita giovani ragazze e ragazzi a contendersi il prestigioso titolo. Prestigioso perché questo concorso apre le porte al mondo della moda, per chi coltiva il sogno di calcare le passerelle o comparire nelle pubblicità dei migliori brand. La nostra direttrice Silvia Fusi è stata invitata in veste di giornalista professionista a far parte della giuria tecnica che ha valutato e votato i partecipanti.

Miss&Mister Model è organizzato da Franco Mussari, con la collaborazione del prestigiatore e scrittore Alex Rusconi, che nelle serate finali del concorso diventa un presentatore istrionico e capace di creare la giusta suspense. Dopo un weekend emozionante e stancante, le miss e i mister in gara per lo scettro e la corona, consegnati ai vincitori nella serata conclusiva, hanno trascorso una domenica impegnativa.

La domenica è stata l’ultima giornata che ha visto i partecipanti eseguire il passaggio giuria di fronte ai giudici, che si sono trovati al mattino presto in un hotel di Castiglione delle Stiviere. Uno alla volta i modelli si sono presentati e hanno sfilato per la giuria: ben 20 ragazze e 11 ragazzi, dei quali i giurati hanno selezionato i vincitori, dopo una serie di scremature fino a raggiungere la scelta del podio.

La giuria tecnica era composta da: Silvia Fusi, giornalista e direttrice di IDM Magazine, Luca Gatta, attore, doppiatore e insegnante di dizione, Sammy Moore, dj producer e organizzatrice di eventi presso Angel Star Communication, Giulia Pipa, modella ed ex vincitrice di Miss&Mister Model, Manuel Comparin, ex vincitore e “amico del concorso” e Giovanni Gioiello di Italian Concept, imprenditore nel settore della bellezza.

Tre donne e tre uomini, pronti a valutare non solo le qualità fisiche dei partecipanti, ma anche la loro personalità, la grinta, la determinazione, la volontà di realizzare i propri obiettivi, specialmente nel mondo della moda.

Giuria Tecnica

 

“Interessante è stato vedere come questi ragazzi così giovani rappresentino bene la situazione italiana di questo periodo storico, nel quale è quasi impensabile focalizzarsi su una sola strada o carriera per poter stare tranquilli.” – ci racconta Silvia. “Le miss e i mister che si sono presentati davanti a noi hanno un lavoro avviato in un altro ambito, oppure pensano di proseguire gli studi dopo il liceo, a cui affiancare la formazione e lo studio nel campo della moda.”

Il 23 maggio 2021 si è svolta la finalissima del concorso nazionale di bellezza Miss&Mister Model, che da 10 anni invita giovani ragazze e ragazzi a contendersi il prestigioso titolo.

Vivere la civiltà del pesce rosso

Chi ha letto il libro “1984” di George Orwell può capire cosa abbiano in comune una grigliata fra amici e una dipendenza da social.

Mentre sulla graticola venivano abbrustolite salsicce e costate, Marco ha notato una ragazza che filmava tutti i
presenti. Non si è limitata a riprendere solo la carne ma, essendo una streamer, ha posizionato il suo smartphone e ha inquadrato se stessa mentre mangiava e chiacchierava, consentendo a un gruppetto di persone che la seguivano su Twitch (una piattaforma di streaming che pubblica video di proprietà di Amazon) di condividere virtualmente la scampagnata.

Vai a capirla quella gente rintanata in casa che si accontenta di guardare gli altri mentre si incontrano e vivono davvero. Mi cresce dentro uno sconcerto grande come il Lago di Garda, pensando a chi espone volontariamente la propria privacy a sguardi non propriamente sani di sconosciuti che pagano la loro presenza-assenza con like o attraverso le visualizzazioni.

La ricerca esasperata di gratificazione sta trasformando i cittadini del villaggio globale in dipendenti da internet e, senza rendersene conto, si stanno tutti orientando verso la difficoltà di prestare attenzione alla realtà, come spiegato nel libro: “La civiltà del pesce rosso”.

Chi ha letto il libro “1984” di George Orwell può capire cosa abbiano in comune una grigliata fra amici e una dipendenza da social.

I Profumi di Patrizia e Timma 7

I Profumi di Patrizia, un angolo di paradiso per l’olfatto, fatto di fragranze e prodotti di nicchia, per chi cerca un’esperienza personale e dedicata, non un profumo qualsiasi.

41anni in profumeria, di cui 13 come commessa e quasi 29 come proprietaria di un suo negozio, Patrizia conosce questo mondo in maniera eccelsa e professionale. Il suo “I Profumi di Patrizia” a Mompiano propone profumi di nicchia, linee di cosmesi, abbigliamento made in Italy, collezioni di collane fatte a mano e una selezione di pochette e foulard di marchi come Alviero Martini. E ora anche il suo primo profumo firmato Patrizia “Timma 7”.

“Per tanti anni ho sfruttato il mercato tradizionale della profumeria, quello che tutto conosciamo, dei grandi marchi commerciali. A un certo punto volevo offrire qualcosa di diverso ai miei clienti, mi sono documentata, sono stata da Pitti Fragranze a Firenze. Mi si è aperto un mondo che non conoscevo, ma che mi ha coinvolta così tanto da “spostare” la mia profumeria da tradizionale a profumeria di nicchia. È stata una scelta vincente: ogni fragranza e ogni marchio che presento nel mio negozio hanno una caratteristica particolare. I profumi sono realizzati con oli essenziali, di conseguenza hanno una concentrazione maggiore di essenze. Penso che ogni profumo abbia una sua storia, e mi affascina, mi stimola dover raccontare come e perché nasce una fragranza, cosa voleva trasmettere il naso che l’ha creata.”

Raggiunti i 40 anni di lavoro nelle profumerie, Patrizia ha voluto creare un prodotto personale, che rendesse omaggio alla sua esperienza e conoscenza del settore, e che le permettesse di lasciare la sua impronta. Timma 7 è il primo profumo realizzato da “I Profumi di Patrizia”, in collaborazione con il suo naso di fiducia. Il profumo è ispirato al sentimento dell’amore, che in questa fragranza diventa emozione liquida intensa e travolgente. Un vero e proprio sentimento olfattivo. Un profumo unisex, che chiunque può provare sulla sua pelle, speziato e strutturato.

I Profumi di Patrizia, un angolo di paradiso per l’olfatto, fatto di fragranze e prodotti di nicchia, per chi cerca un’esperienza personale e dedicata, non un profumo qualsiasi.

Tiziana Stefanelli: musica e arte per le donne

Dalla musica, al teatro, alle conferenze, Tiziana Stefanelli abbraccia le sue compagne donne in una missione continua: parlare, con qualsiasi mezzo a disposizione, della presenza insita nel DNA umano della violenza contro le donne, in qualsiasi sua forma, per poter iniziare a sconfiggerla.

Tiziana Stefanelli è cantante, autrice, attrice, relatrice, ma soprattutto è donna. Si occupa di diverse attività artistiche, e partecipa ad eventi in favore delle donne. Nel 2009 si unisce al chitarrista Riccardo Paci formando il duo acustico Cywka. Insieme realizzano un concerto in 12 lingue differenti, dal nome “100 anni di storia dell’umanità nella canzone”.

Dallo stesso anno è invitata a diversi eventi culturali e benefici, anche in favore delle donne, tra cui Women for Women e L’Africa Chiama. Nel 2019 arriva il riconoscimento di Amnesty International Basilicata per l’impegno profuso ne “L’arte a difesa dei Diritti Umani”. Da qui, una serie di progetti e attività che hanno un denominatore comune: la donna. Tra cui la pièce teatrale “Le donne sono davvero esseri umani?”, della Compagnia Teatro LaVanda, ispirata a un saggio di Sara Del Medico.

Il suo è stato un percorso quasi “al contrario”, come ci ha raccontato lei stessa. “Quando ho fondato il duo insieme a Riccardo Paci, avevamo preparato un repertorio di brani di cantautori italiani e stranieri. Ma io provo da sempre un grande amore per le lingue, ne ho imparate 5 durante gli studi, e ne ho perfezionate altre negli anni. Il brano “Io meno te” in particolare è un invito forte e sincero alle donne a denunciare le violenze subite. Nasce così il videoclip della canzone, che si può vedere sul canale YouTube CywkadVEVO, e l’adattamento del video a spot, in collaborazione con le forze dell’ordine.

“Nello spot “La violenza va denunciata”, nel quale ha partecipato anche l’attore e regista Edoardo Siravo, compaiono veri agenti delle forze dell’ordine, che hanno accolto con entusiasmo la nostra proposta. Volevo realizzare uno spot di sensibilizzazione, un messaggio veloce ma d’impatto”. Così spiega Tiziana Stefanelli, ideatrice dello spot.

“Il genere umano ha bisogno di essere stimolato, fatto crescere, migliorato, e questo non solo nell’ultimo secolo, ma da millenni. Da quando il patriarcato ha preso il sopravvento, la donna non ha più potuto fare nulla per stravolgerlo. Si è ormai radicato nel DNA umano, ed è pertanto innato e inconsapevole in tutti noi. È fondamentale parlare sempre di violenza sulle donne e dei loro diritti, in ogni luogo e con ogni mezzo.”

Dalla musica, al teatro, alle conferenze, Tiziana Stefanelli abbraccia le sue compagne donne in una missione continua: parlare, con qualsiasi mezzo a disposizione, della presenza insita nel DNA umano della violenza contro le donne, in qualsiasi sua forma, per poter iniziare a sconfiggerla.