Arte e Cultura

Alla scoperta di Arte Sella

“Ci deve essere sempre un loro e un noi?”
Sally Matthews, a proposito della propria opera, “Lupi”, 2013.

Attraversando in auto la Valsugana, nel cuore verde del Trentino, si ha l’impressione di immergersi nella realizzazione della perfetta “ottimizzazione umana delle risorse naturali”: un susseguirsi concatenato di paesi, di capannoni, di impianti industriali e teli a protezione delle colture hanno ordinatamente razionalizzato l’ambiente, dimostrando come l’uomo possa ricavare il più possibile dalla natura senza sprechi di risorse e pre- stando attenzione a non inquinare troppo.

Per questo, si resta sorpresi quando si imbocca la strada che conduce alla Val di Sella: una piccola valle alpina si apre in ampi e luminosi prati, boschi di faggi, larici e abeti. È un silenzio anche visivo: un silenzio dalle attività umane, dal dominio della tecnica, da un rapporto con la natura impostato sull’utilità agli scopi umani. Non ci sono abitati, case, tracce di un’urbanizzazione vacanziera anche passata. Qui è ancora possibile incontrare la realtà delle rocce, degli alberi, dei torrenti percependo l’intima connessione del tutto.

È qui che è nata alla fine degli anni Ottanta Arte Sella. Come definirla, come descriverla?

Arte Sella nasce come luogo di incontro e di scambio di artisti che scelgono questo posto incantato per lavorare insieme interrogandosi sul rapporto tra Umanità e Natura. Artisti di fama internazionale che scelgono di fare un passo indietro rispetto alla propria arte: anziché lasciare un segno fortemente impressivo sul territorio come avviene per la Land Art, scelgono di mettersi in ascolto, in osservazione della Natura.

Terzo Paradiso – La Trincea della Pace, M. Pistoletto, 2017

Ho sempre creduto che gli Artisti siano i veri pionieri di qualsiasi evoluzione dell’Essere Umano: pittori, scultori, scrittori anticipano le nuove sensibilità e le nuove consapevolezze che verranno poi declinate in nuove forme di pensiero dai filo- sofi e che daranno nuove impronte culturali alla società attraverso la politica e le invenzioni tec- niche. Arte Sella rappresenta lo sguardo nuovo dell’Uomo sulla Natura: quello sguardo che, per dirla con le parole di Arne Naess, il teorizzatore dell’Ecologia Profonda, considera il fiorire della vita umana e quello della vita non umana sulla terra come un unico valore intrinseco.

Arte Sella è quindi un’occasione di dialogo tra artisti che avviene lungo un percorso: da Casa Strobele, messa a disposizione da uno dei fondatori del movimento, fino a comprendere aree sempre più vaste del Parco della Val di Sella, nell’area di Malga Costa. Il percorso si snoda attraverso il parco boschivo e le opere si incontrano sul cammino; emergono dallo spazio na- turale quasi all’improvviso, come accade per gli animali selvatici: mimetizzate fino a un momento prima, si mostrano allo sguardo del visitatore un attimo dopo.

Melodia e parole di Francesco Camattini, quando la musica è un’urgenza

Vive a Parma e dirige un istituto scolastico comprensivo a Cremona, ma il vero talento nella sua vita è il cantautorato. Sei album alle spalle e uno in arrivo nel 2021, la musica accompagna Francesco Camattini da più di 20 anni, una passione con cui poter raccontare del nostro tempo.

Francesco Camattini si è approcciato alla musica nel 1998, con l’uscita del suo primo disco, senza aver mai studiato in modo professionale. Questa svolta è avvenuta quando, all’età di 37 anni, ha deciso di iscriversi al Conservatorio Arrigo Boito di Parma.

“Sentivo l’esigenza di formarmi, di acquisire la consapevolezza musicale che secondo me un cantautore deve avere. Io racconto storie, parlo della contemporaneità, dell’attualità. Mi sentivo già un po’ narratore perché mi veniva naturale scrivere i testi, e volevo diventare più musicista. Ancora oggi continuo a studiare, imparare e collaborare con musicisti e artisti.”

Francesco scrive i testi e compone la melodia dei suoi brani, che successivamente arrangia e registra grazie alla collaborazione di arrangiatori. Tra i suoi collaboratori, musicisti che hanno lavorato con Paolo Conte, Vinicio Capossela e altri importanti nomi, come Antonio Marangolo, Alberto Miodini, Matteo Mela e Alessandro Sgobbio, che Camattini ha conosciuto negli anni di conservatorio e facendosi strada nel mondo della musica cantautorale.

Francesco Camattini
Francesco Camattini registra la sua musica

Alla domanda sul perché ha deciso di fare musica e continua a farla ancora oggi con passione, Francesco risponde:

“Semplicemente sento che non ne potrei fare a meno. È un gesto liberatorio, sento l’urgenza di dire determinate cose, e la musica è per me la modalità più immediata e semplice per farlo. C’è chi dipinge, chi scrive libri, chi fa manifestazioni. Io scrivo brani per raccontare la contemporaneità. Se nelle mie canzoni non facessi emergere lo sfondo sociale e ciò che accade nel mondo oggi, mi sembrerebbe di negare la realtà. Un cantautore vive il suo tempo ed è giusto che ne parli.”

Alter E-Go 2069 – CAPITOLO 3° E-Go_LUtneMhmd e Alter_Milos257

L’offerta per attrarre guadagni con Ego-User Alter- dipendenti, la complicità della società Alter E-go a sviluppare il mercato sempre in nuovi settori, ha creato nuove figure professionali di Alter specializzate su diversi target di utenti.
Milos, come Hannah sono formalmente due standard P.R.A. (Public Relation Alter), ma solo formalmente, perché in realtà non si è mai consapevoli pienamente delle intenzioni dello User che ti ha agganciato. Tanto più che, in servizio, ci si distacca così dalla propria identità che si fatica a ricordare cosa si è fatto. A volte semplicemente per noia, altre per una più efficace rimozione psichica (le Alter-drugs, in questo senso “resettano” molto più efficacemente). Così, ogni volta al termine di una o più sessioni di lavoro, è come risvegliarsi, e il ricordo delle ultime ore è poco più che un sogno, solo pochi minuti prima era vivido e ben presente, dopo non c’è più, restano solo delle tracce. È passata da poco la mezzanotte, Milos è stanco, è rientrato da poco nella sua stanza, dopo una giornata di cui non ricorda quasi nulla, è distrutto e perso nelle tracce di identità residue, va a dormire, toglie e scollega il dispositivo Alter. Aaaawwnh! sbadiglia, la testa gira, gli occhi non riescono più a mettere a fuoco è sdraiato ma non riesce a dormire.

“Quasi quasi faccio un giro” e alla fine è così… tutti gli Alter hanno anche una utenza E-Go Basic, (fornita dalla società con tariffe agevolate). In realtà non sa neanche dove andare, non cerca niente di particolare, dai dispositivi dei diversi Alter accede a “Viste” diverse da tutto il sistema. Le “preview” di Alter posizionati strategicamente per attrarre E-Go si moltiplicano sul selettore di Milos. Potrebbe fare 2 passi sul versante sud dell’Everest, muoversi su un campo di guerra o visitare una galleria d’arte, bere una birra con “amici” in una spiaggia, shopping in un centro commerciale o sesso nei diversi sistemi di utenti Alter XXX specializzati.

Leggendo&Guardando: libri e film

The Program
Suzanne Young 

È un romanzo del genere distopico, rivolto ai giovani, ma non solo. Sloane è un’adolescente che conosce bene le
regole della sua società: non si deve mostrare debole né far notare un piccolo cedimento del suo umore, perché nel caso in cui qualcuno notasse qualche mutamento emotivo viene segnalato e costretto a partecipare al Programma, un progetto realizzato dal governo per evitare altri suicidi di adolescenti, perché pare che negli ultimi tempi nel mondo la depressione sia diventata la più diffusa epidemia tra i più giovani. Il progetto prevede di isolare i ragazzi dalla loro quotidianità e di cancellare i ricordi dalla loro memoria. Sloane non vuole piegarsi alle dure regole del progetto e soprattutto non vuole dimenticare. Quello di Suzanne Young è un libro che parla di passione, depressione, senso di amicizia, compromesso, fiducia nel prossimo, mancanza di equilibrio e sfiducia.

◊ EDITORE: De Agostini
◊ ANNO: 2013
◊ GENERE: Fantascienza
◊ PAGINE: 448

 

Violet Evergarden, come l’amore può salvare la vita

Quanto può far male la guerra? E quanto può devastare una persona che per tutta la vita ha conosciuto solo quella dimensione di distruzione e perdita?

La storia di Violet Evergarden, anime ispirato alla light novel scritta da Kana Akatsuki e illustrata da Akiko Takase, prodotto da KyotoAnimation, ci mostra una protagonista giovanissima, di soli 14 anni, cresciuta come “L’Arma” dell’esercito durante una guerra che ha logorato il Paese immaginario di Leidenschaftlich. Violet, rimasta orfana da piccola, viene catturata dall’esercito e istruita nell’arte bellica per tutta la sua infanzia e adolescenza, sa solamente combattere e soprattutto seguire gli ordini del Maggiore. Un personaggio ricorrente nella serie, verso il quale la ragazza nutre un fortissimo attaccamento quasi morboso. Egli è infatti l’unico essere umano ad essersi preso cura di lei, anche se l’ha resa uno strumento di guerra. Le è stato insegnato sempre a fare tutto ciò che egli le comandava, e di conseguenza a fidarsi ciecamente di lui.

L’anime inizia dopo la fine della guerra, quando Violet si ritrova costruirsi una vita dal principio senza il Maggiore di cui non ha più notizie. Prova a scrivergli delle lettere, che risultano però dei telegrammi, come se stilasse ancora bollettini di guerra. Violet non sa esprimere i propri sentimenti, la guerra l’ha trasformata in una macchina apatica e incapace di provare emozioni.

     

Hallyu, la Korean Wave

La Corea del Sud, principalmente nota per essere la sede di multinazionali come Samsung e Hyundai o la LG e la Hankook, ha recentemente riscosso un grande successo globale grazie alla Hallyu, tradotto letteralmente “onda coreana”. Ma che cosa significa “korean wave”?

Il termine è stato coniato agli inizi degli anni Duemila e fa riferimento all’esportazione della cultura coreana, fenomeno mirato ad aumentare il prestigio del Paese e rafforzatosi anche grazie allo sviluppo dell’industria dell’intrattenimento e di quella musicale che, superando le barriere linguistiche, è riuscita a trovare un’audience internazionale. Questo è chiaramente visibile nel Kpop (pop coreano) il quale ha conquistato il cuore di innumerevoli adolescenti che oggigiorno sono molto familiari con questo genere musicale caratterizzato da video e performance, dove oltre il canto, vengono esibite coreografie sempre diverse ed alternative, eseguite da artisti chiamati idols di cui si accentua anche il bell’aspetto. Un altro fattore che ha permesso la diffusione di questo genere è l’introduzione dei social media i quali hanno permesso ai fan sparsi per il globo di stare in contatto con utenti che condividono la stessa
passione ed anche con gli artisti stessi. Nel kpop gli idols tendono a creare un legame stretto con i loro sostenitori, rendendoli, spesso e volentieri, fattori influenti nelle loro scelte quotidiane e nella vita di tutti i giorni; per questo motivo gli idols sono spesso scelti come modelli per i commercial di brand di lusso o come ambasciatori per la promozione della cultura coreana, facendoli esibire, per esempio, nelle Olimpiadi invernali di Pyeongchang del 2018.

Raduno a Campo Marte 2019

Questo fenomeno mondiale è stato riscontrato anche a Brescia e Provincia, dove il forte aumento dei kpoppers, sostenitori del kpop, ha comportato la nascita della page Instagram @kpopbrescia, punto di riferimento per i giovani fan della città che, grazie ad eventi organizzati (ben 4 svolti ed un contest che si svolgerà 21 Novembre) si incontrano per ballare, ascoltare e giocare sotto le note di una stessa passione: il Kpop. Questo genere musicale è diventato popolare grazie a Gangnam Style nel 2012 che è stato il primo video della storia a raggiungere il miliardo di visualizzazioni, ma le sue origini, in realtà, risalgono all’ultimo ventennio del 1800. Col passare degli anni, grazie all’evoluzione della tecnologia come mezzo di comunicazione e creazione di contenuti artistici, gli idol di nuova vecchia e generazione sono divenuti famosi in tutto il mondo. La loro popolarità rappresenta un enorme vantaggio per la Corea del Sud che, nel suo intento di globalizzazione, ha aumentato gli incassi anche nel settore del turismo.

La curatrice Luisa Bondoni racconta il Museo Nazionale della Fotografia di Brescia

Il Museo Nazionale della Fotografia Cinefotoclub di Brescia ha riaperto le sue porte al pubblico a fine agosto, ripartendo con un fitto calendario di mostre ed eventi. Abbiamo incontrato la curatrice del Museo e fotografa Luisa Bondoni, che ci ha parlato della sua passione per la storia della fotografia e per il museo bresciano, che considera oggi “la sua casa”.

Da sempre appassionata di arte e fotografia, con un interesse particolare per la storia della fotografia, Luisa Bondoni inizia da giovanissima a fotografare concependo la fotografia come il mantenimento di un ricordo. Dopo il liceo si iscrive a Conservazione dei Beni Culturali all’Università di Parma e da allora non ha mai smesso di fare e parlare di fotografia. Ed è grazie agli studi che si è avvicinata al Museo Nazionale della Fotografia di Brescia.

“Durante l’università volevo conoscere le realtà della mia città in ambito fotografico, e ho conosciuto il Museo. È proprio su una parte dell’archivio del museo che ho impostato la mia tesi, dal titolo Il fondo Giuseppe Palazzi. Dopo la laurea ho continuato la collaborazione con il museo, dove prima mi occupavo di catalogazione, archiviazione e digitalizzazione, mentre a partire dal 2013 sono la curatrice.”

Sala espositiva con la mostra permanente La mé Brèssa di Piero Manenti

Il Museo si compone di una parte permanente, con un archivio di oltre 1000 pezzi di macchine fotografiche, dalla nascita della fotografia fino ad oggi, la sala degli strumenti tecnici per la realizzazione, lo sviluppo e la stampa di fotografie, un ampio archivio di autori bresciani, italiani e internazionali che vanno dall’800 fino ai giorni nostri. Esposta nelle sale principali del museo, la mostra permanente di Piero Manenti dal titolo La mé Brèssa di fotografie scattate negli anni ‘70, dedicata al quartiere del Carmine di Brescia, dove dal 2006 il Museo risiede.

Il Museo Nazionale della Fotografia Cinefotoclub di Brescia ha riaperto le sue porte al pubblico a fine agosto, ripartendo con un fitto calendario di mostre ed eventi. Abbiamo incontrato la curatrice del Museo e fotografa Luisa Bondoni, che ci ha parlato della sua passione per la storia della fotografia e per il museo bresciano, che considera oggi “la sua casa”.

Alla scoperta di Arte Sella

“Ci deve essere sempre un loro e un noi?”

Sally Matthews, a proposito della propria opera, “Lupi”, 2013.

Terzo Paradiso – La Trincea della Pace, M. Pistoletto, 2017

 

Attraversando in auto la Valsugana, nel cuore verde del Trentino, si ha l’impressione di immergersi nella realizzazione della perfetta “ottimizzazione umana delle risorse naturali”: un susseguirsi concatenato di paesi, di capannoni, di impianti industriali e teli a protezione delle colture hanno ordinatamente razionalizzato l’ambiente, dimostrando come l’uomo possa ricavare il più possibile dalla natura senza sprechi di risorse e pre- stando attenzione a non inquinare troppo.

Per questo, si resta sorpresi quando si imbocca la strada che conduce alla Val di Sella: una piccola valle alpina si apre in ampi e luminosi prati, boschi di faggi, larici e abeti. È un silenzio anche visivo: un silenzio dalle attività umane, dal dominio della tecnica, da un rapporto con la natura impostato sull’utilità agli scopi umani. Non ci sono abitati, case, tracce di un’urbanizzazione vacanziera anche passata. Qui è ancora possibile incontrare la realtà delle rocce, degli alberi, dei torrenti percependo l’intima connessione del tutto.

È qui che è nata alla fine degli anni Ottanta Arte Sella. Come definirla, come descriverla?

Arte Sella nasce come luogo di incontro e di scambio di artisti che scelgono questo posto incantato per lavorare insieme interrogandosi sul rapporto tra Umanità e Natura. Artisti di fama internazionale che scelgono di fare un passo indietro rispetto alla propria arte: anziché lasciare un segno fortemente impressivo sul territorio come avviene per la Land Art, scelgono di mettersi in ascolto, in osservazione della Natura.

Ho sempre creduto che gli Artisti siano i veri pionieri di qualsiasi evoluzione dell’Essere Umano: pittori, scultori, scrittori anticipano le nuove sensibilità e le nuove consapevolezze che verranno poi declinate in nuove forme di pensiero dai filo- sofi e che daranno nuove impronte culturali alla società attraverso la politica e le invenzioni tec- niche. Arte Sella rappresenta lo sguardo nuovo dell’Uomo sulla Natura: quello sguardo che, per dirla con le parole di Arne Naess, il teorizzatore dell’Ecologia Profonda, considera il fiorire della vita umana e quello della vita non umana sulla terra come un unico valore intrinseco.

Arte Sella è quindi un’occasione di dialogo tra artisti che avviene lungo un percorso: da Casa Strobele, messa a disposizione da uno dei fondatori del movimento, fino a comprendere aree sempre più vaste del Parco della Val di Sella, nell’area di Malga Costa. Il percorso si snoda attraverso il parco boschivo e le opere si incontrano sul cammino; emergono dallo spazio na- turale quasi all’improvviso, come accade per gli animali selvatici: mimetizzate fino a un momento prima, si mostrano allo sguardo del visitatore un attimo dopo.

Il blazer in pelle è la giacca dell’autunno 2020: parola di Irina Shayk, Rihanna, Dua Lipa &Co., che la indossano di giorno e di sera. Ecco come copiare il loro stile.