Ambiente e Lifestyle

Pet Therapy: istruzioni per l’uso

La Pet Therapy nacque “ufficialmente” in America nel 1953 quando lo psichiatra Boris Levinson coniò per la prima volta questo termine. Per un caso fortuito scoprì che la presenza del suo cane aiutava un bambino autistico che era suo paziente ad aprirsi ed entrare in relazione con lui.

Tuttavia, l’idea che il contatto con gli animali potesse essere terapeutico è un’intuizione più antica: di questo abbiamo molte testimonianze precedenti. Già nel 1792, per esempio, William Tuke suggeriva a pazienti affetti da disturbi mentali di occuparsi degli animali poiché riteneva che questo potesse giovare loro. Oggi più che di Pet Therapy si parla in modo più appropriato di Interventi Assistiti da Animali (Animal Assisted Intervention), una definizione che in realtà raggruppa tre tipologie di interventi:

  • la Terapia Assistita da Animali. Incontri con obiettivi terapeutici, prescritti da uno specialista, rivolti a persone con disturbi sia fisici, sia cognitivi o psichici. Questo intervento è progettato in modo specifico e individuale per ogni paziente;
  • l’educazione assistita da animali. Comprende interventi educativi che hanno lo scopo di sostenere e promuovere la crescita e il benessere degli utenti. Questi interventi possono essere individuali o rivolti a gruppi di persone;
  • le attività assistite da animali. Interventi con scopi ludici ricreativi che mirano a promuovere una corretta relazione uomo-animale e il benessere generale dei soggetti coinvolti.

Si può chiaramente dedurre quindi come i beneficiari di questi interventi possano essere tra i più vari: dai portatori di handicap, a chi soffre di disturbi psichici, ai bambini ospedalizzati, agli anziani delle case di riposo, agli alunni di una scuola, ai malati cronici…

Da parecchi anni, ormai, nel nostro Paese sono state stilate delle Linee Guida molto dettagliate, redatte di concerto dal Centro di Riferimento per le Scienze Comportamentali e la Salute Mentale dell’Istituto Superiore di Sanità, il Centro di referenza Nazionale per gli IAA e il Ministero della Salute. L’obiettivo è dare dei criteri generali – e al contempo molto specifici – per garantire la qualità dei progetti di Pet Therapy, tutelando il benessere sia degli animali sia delle persone coinvolte.

In tutti i progetti infatti (soprattutto per quello che concerne le terapie e le attività educative) è richiesta la presenza di un team multidisciplinare. A seconda della tipologia di intervento sono chiamati a lavorare insieme: medico veterinario esperto in IAA, coadiutore dell’animale (ossia colui che durante le sedute si occupa di gestire l’animale), medico, psicologo, psicoterapeuta, educatore, pedagogista e operatore sanitario.

Crescere nel Bosco: l’importanza della natura fin da bambini

Era il 2005 quando Richard Louv, noto educatore americano, pubblicava il suo “Last child in the wood” (in italiano tradotto con “L’ultimo bambino dei boschi”), con lo scopo di informare e sensibilizzare il grande pubblico sugli effetti importanti che la mancanza di gioco in natura stava avendo sulle nuove generazioni.

Nel testo, Louv coniava una definizione che sarebbe poi diventata famosa: per la prima volta infatti si parlava di deficit da natura in relazione alla mancata connessione che i bambini di oggi possono sperimentare con il mondo naturale. I pericoli, reali o immaginari della vita contemporanea, la scarsa possibilità di vivere vicino a luoghi wild e la tendenza a considerare più “sicuri” i giochi tecnologici (o comunque svolti tra quattro mura) hanno allontanato i bambini dalla possibilità di passare del tempo destrutturato in natura.

Sempre di più ci si impegna a riempire le ore extra scolastiche con attività strutturate: sport, musica, studio di una lingua straniera vanno letteralmente a saturare le giornate anche dei più piccoli. Questo eccesso di tempo strutturato, che spesso diventa anche tempo in cui viene richiesta una performance, va a erodere quelle ore che vengono comunemente considerate tempo libero. Un tempo libero che pare avere quasi la connotazione di un qualcosa di superfluo, un tempo di serie B, di cui tutto sommato si può fare a meno. Questo tempo è pero essenziale
per l’infanzia: un tempo sacro che non solo non va considerato meno importante della formazione accademica ma che dovrebbe rivestire un ruolo di fondamentale rilievo nella crescita di ogni individuo.

   

maialini nani

Maialini nani: “Non è vero che siamo sporchi, siamo mangioni ma intelligentissimi!”

Simpatici, affettuosi e carinissimi, i maialini nani sono scelti sempre di più come animali da compagnia negli ultimi anni. Un animale domestico che desta ancora curiosità, ma che in certi Paesi è ormai un’abitudine. Se si ha lo spazio adatto, adottare un maialino vietnamita può portare ad avere un amico dolce e di grande compagnia.

Il maialino nano, anche noto con il nome di vietnamita o della Thailandia, è un animale che appartiene alla specie del maiale, con cui condivide le esigenze e le abitudini principali, ma da cui si differenzia per certi aspetti. Negli ultimi anni si è diffusa molto l’usanza di allevare un maialino vietnamita come animale da compagnia, perché si tratta di un amico intelligente e con tanti pregi. È pulito, al contrario di ciò che si può pensare, è socievole e affettuoso. Infatti, dimostra un grande acume, anche più di altri animali a cui siamo abituati. Ma la scelta di allevare un maialino domestico deve essere ben ponderata, e soprattutto è necessario conoscere tutte le caratteristiche di questo simpatico animale per non fare errori.

Innanzitutto, il maialino nano prende questo nome per distinguerlo da quello classico, ma non rimane sempre piccolo come quando è cucciolo. Infatti raggiunge dimensioni anche di quasi un metro di lunghezza, e arriva a pesare fino a 100 kg. Pertanto, è fondamentale la presenza a casa di un giardino all’aperto. Si tratta di animali che necessitano di muoversi liberamente, esplorare, ma allo stesso tempo un po’ pigri e devono essere stimolati a giocare e grufolare. Sono animali molto intelligenti, che, se addestrati nel modo giusto a interagire con tutti i componenti della famiglia, riescono a distinguere la gerarchia del branco, ma anche a riconoscere il proprio nome e il loro padrone.

I FIORI DI BEPPE – Passione e professionalità per composizioni uniche

Passione, creatività e voglia di realizzare scelte floreali uniche per ogni occasione. Giuseppe Lagonigro garantisce la sua esperienza trentennale ne I Fiori di Beppe, il negozio dove i sentimenti sono i fiori, a Brescia da 10 anni.

Giuseppe, per tutti noto come Beppe, coltiva la passione per l’arte floreale da sempre, da quando nasce come fiorista nel lontano settembre 1990 lavorando in un negozio storico della città. Per diversi anni ha frequentato corsi, scuole nazionali e internazionali per migliorare e perfezionarsi. Grazie alle sue esperienze ha conosciuto diversi maestri e acquisito tecniche innovative e particolari, che porta nel suo lavoro.
Partecipa anche a svariati concorsi floreali, nei quale ha potuto dimostrare la sua inventiva e bravura nel realizzare bouquet e composizioni. Il più significativo è stato nel 2004 il “Bouquet Festival di Sanremo”, che ha visto Beppe vincitore. Grazie a questa vittoria le sue creazioni floreali sono state utilizzate e presentate sul palco dell’Ariston durante tutta la kermesse canora.
È da allora, e da questo importante traguardo, che Beppe inizia a maturare l’idea, o meglio, il sogno, di aprire un negozio di fiori, dove portare le sue creazioni e personalizzarle a seconda del cliente. Nasce così nel 2010 I Fiori di Beppe, fiore all’occhiello, per usare un gioco di parole, della città di Brescia, ma anche di tutta la Lombardia.

Ricetta dell’autunno: Gelato alle Castagne

Ingredienti:

– 400 gr di castagne (meno se già sgusciate e
seccate, come si trovano al supermercato)
– 400 gr di latte
– 100 gr di panna fresca
– 80 gr di zucchero
– 4 tuorli d’uovo
– 1 cucchiaio di miele di castagno
– 1 baccello di vaniglia
– sale

Vegan Friendly: Lago d’Iseo, Trattoria Glisenti

La Trattoria Glisenti è un solido punto di riferimento della ristorazione del Sebino. Magnificamente ubicata a Vello, una delle località più romantiche del Lago d’Iseo, offre, da oltre cento anni, un panorama suggestivo in un’atmosfera vagamente retrò. Ma la vera sorpresa la riserva il menù composto, per quasi la metà, da proposte vegane.

In un contesto che sembra, per storia e stile, lontano da innovazioni gastronomiche, la famiglia Glisenti, propone da più di un decennio svariate opzioni vegetali con una parte della carta ad esse dedicate. Si tratta di portate di grande sapore e consistenza. Pochi vezzi estetici ma tanta succulenza in uno stile che non vuole scimmiottare la cucina onnivora, ma semplicemente, ispirarsi ad essa e reinventarla in chiave coerente ai principi della cucina vegetale.