Ambiente e Lifestyle

Lucy Carletti e l’Associazione Respira Ancora

Dopo due decenni di lavoro nella gestione delle Risorse Umane, Lucy Carletti ha ritrovato la passione per lo sport e il canto, e, durante il lockdown degli scorsi anni, la spinta interiore a dare un contributo concreto a chi ne ha bisogno, grazie alle proprie competenze.

Lucy Carletti è attualmente Manager Coach e Trainer all’interno di aziende, dedicandosi a team building o a percorsi individuali. È mamma da 12 anni, ha lavorato per 21 anni nell’ambito delle Risorse Umane, guadagnando competenze e preparazione in diversi ambiti: dalla gestione del personale, alla ricerca e selezione, al settore commerciale e burocratico, e anche riguardo il diritto
del lavoro.

“Nel 2020 ho deciso di dare una svolta alla mia vita professionale. Mi sono resa conto di avere una forte passione per il comportamento umano. Essendo stata adottata all’età di 7 anni, ho dovuto fare un lavoro di ricerca e crescita su me stessa fin da piccola.” Ci racconta Lucy. “Nei miei anni di lavoro ho potuto crescere e qualificarmi in diverse aree di interesse nell’ambito lavorativo. Inoltre, mi sono specializzata nella Programmazione Neuro-linguistica (PNL) che applico quotidianamente nel mio lavoro. Ho conseguito un Master sia nel Coaching che in Training.”

Da due anni Lucy offre il suo aiuto professionale a persone e aziende per quanto riguarda la formazione, orientamento, crescita personale, e supporto in situazioni di difficoltà.

“Aiuto le persone che cercano lavoro o sono inserite in un ambiente lavorativo, ma soprattutto gli imprenditori di piccole e medie imprese. Ritengo che i capi delle aziende debbano dedicare risorse e tempo per formare e gestire il personale nel migliore dei modi. Il lavoro è una parte fondamentale nella vita e nella realtà delle persone. C’è chi trascorre molto tempo lavorando, di conseguenza un impiego non può rappresentare stress e negatività. Ritengo che se una persona fa ciò che le viene naturale e la appassiona, non sta lavorando, ma sta vivendo a pieno, così come è successo a me.”

L’obiettivo di Lucy Carletti è portare il coaching come strumento di benessere all’interno delle aziende medio-piccole. E lo persegue diventando lei stessa un’imprenditrice libera professionista, per poter dare un contributo ai suoi colleghi che non hanno le sue conoscenze e competenze nell’ambito della gestione del lavoro e delle risorse umane.

“Nel mio lavoro di coach, applico tecniche di cambiamento per spingere le persone a manifestare i propri talenti e competenze. Lo scorso anno, quando ho iniziato a divulgare i miei percorsi di crescita personale, ho compreso che molte persone capiscono di aver bisogno di questi strumenti, ma, per un motivo o per l’altro, hanno rinunciato in partenza. Questa cosa mi è dispiaciuta molto, perché vedo tantissimi lavoratori che con il mio supporto potrebbero essere più felici. Per questo ho avuto l’idea di fondare l’Associazione Respira Ancora”.

Dopo due decenni di lavoro nella gestione delle Risorse Umane, Lucy Carletti ha ritrovato la passione per lo sport e il canto, e, durante il lockdown degli scorsi anni, la spinta interiore a dare un contributo concreto a chi ne ha bisogno, grazie alle proprie competenze.

Cosa stiamo realmente mangiando?

Un giorno, durante un meeting, mi sono trovato nella condizione di dover fornire la “descrizione del corpo umano”, inteso nella sua parte meccanica. Pertanto la domanda era: “Se dovessi dare una breve definizione del nostro corpo dal punto di vista meccanico, come lo descriveresti?”.

Ci pensai un attimo, quindi, spontaneamente, per la prima volta dissi “direi che il corpo umano è un organismo formato da più parti, ognuna delle quali ha compiti specifici, attraversato da un tubo”. L’alternativa a questa versione è “il corpo umano è un tubo attorno al quale è stato costruito tutto il resto”. Il tubo a cui faccio riferimento è il nostro apparato digerente, che parte dalla bocca e dal naso e termina con la nostra vescica ed il nostro ano.

È l’ultima barriera tra  e quello interno, infatti le sostanze che vengono assorbite dal nostro intestino entrano nel flusso sanguigno e nel liquido infra-cellulare e vanno a formare la cosa più importante per la nostra salute, ovvero l’ambiente in cui le cellule si trovano a vivere. Esso è in tutto e per tutto un apparato naturale, al cui interno avvengono dapprima lavorazioni meccaniche e poi lavorazioni chimiche che danno origine ad una serie di smontaggi e scomposizioni che portano come risultato finale a due cose soltanto: nutrienti e scarti.

Il nostro organismo ha quattro regole fondamentali, che oserei definire primordiali:
1) punta sempre alla sopravvivenza;
2) per svolgere le proprie funzioni ha bisogno di energia costante;
3) si tratta di un sistema che lavora con un unico principio ferreo, il risparmio energetico;
4) quando non ha sufficiente energia per svolgere le proprie funzioni, applica dei tagli ai reparti che reputa “meno importanti”. Funziona per priorità (aspetto importantissimo come vedremo anche nei prossimi articoli).

Queste sono le regole di base del nostro organismo. Sorge quindi spontanea una domanda, da dove prende l’energia per svolgere le proprie funzioni meccaniche? Esiste un solo metodo: l’alimentazione. Stiamo pertanto parlando di energia, concetto che viene spesso confuso con quello di forza vitale, del quale parleremo in un articolo dedicato. Il nostro corpo ha bisogno di combustibile, costantemente, per svolgere le proprie funzioni, combustibile che preleva dagli alimenti che ingeriamo.

Domanda: “quali sono le sostanze che ci danno energia?”. La principale fonte di energia per il nostro organismo è il glucosio, si tratta del risultato finale della metabolizzazione dei glucidi (i famosi e tanto temuti carboidrati!!! Altra fonte di energia sono gli acidi grassi liberi, risultato della metabolizzazzione dei lipidi (i famigerati ed erroneamente odiati…grassi!). I glucidi si trovano in tutti i cereali, tutte le verdure, tutta la frutta, sono presenti anche nei legumi e nella frutta secca. Vengono anche definiti zuccheri, ma io non uso questo termine per non creare confusione con lo zucchero (che si mette in dolci, caffè, ecc.).

Le proteine non forniscono energia al nostro corpo, possono essere utilizzate a tale scopo soltanto in casi di estrema urgenza da parte dell’organismo. Il glucosio viene inviato ai muscoli, se ve ne è in eccesso viene inviato al fegato che in questo caso funge da magazzino, se ve ne è ancora in eccesso viene trasformato in grasso di deposito.

Le famose maniglie dell’amore, o la tanto temuta pancetta attorno all’ombelico. Quando il nostro organismo ha esaurito le scorte di glucosio, inizia a consumare i grassi. In chi pratica sport con regolarità, quasi fin da subito avviene un consumo misto di una miscela di glucosio e grassi. Il nostro caro e tanto strapazzato (soprattutto nell’era moderna) cervello funziona a glucosio ma, a differenza delle altre parti del corpo, non può farne scorta, pertanto ogni giorno dobbiamo garantire ad esso il giusto apporto di glucosio. La carne, ad esempio, contiene zero glucidi, pertanto produce zero glucosio, credo che questo sia un dato che di per sé la dice lunga sull’utilità di questo prodotto.

Un giorno, durante un meeting, mi sono trovato nella condizione di dover fornire la “descrizione del corpo umano”, inteso nella sua parte meccanica. Pertanto la domanda era: “Se dovessi dare una breve definizione del nostro corpo dal punto di vista meccanico, come lo descriveresti?”.

Le mestruazioni nei secoli ed oggi

Ciao cari amici lettori, noi donne passiamo buona parte della nostra vita ad avere a che fare con assorbenti, visite ginecologiche, mal di testa e molto altro ma spesso tacciamo questo aspetto biologico che ci permette anche di generare la vita: le mestruazioni. A differenza delle mie recensioni abituali, oggi ho deciso di citare estratti del libro in questione perché ritengo che possa spiegare meglio e far capire lo scopo e il valore di questo testo.

Perché questo tema? Cito testualmente due righe di pagina 7:

Il tema è intimamente legato alla condizione delle donne in un mondo dove il dominio patriarcale è la norma.

Proseguo tornando in dietro di due pagine; a pagina 5 l’autrice scrive:

Nonostante la sua banalità, il ciclo resta un fenomeno misterioso, circondato da leggende, superstizioni, reticenze e stereotipi la cui pertinenza non può che stupire.

Ecco, il tema direi che è molto importante. L’autrice parte dalla sua esperienza personale e si articola tra passato e presente, descrivendo minuziosamente – e citando infine fonti – come le mestruazioni siano state etichettate nei vari secoli fino ad oggi, riuscendo a dare un quadro completo sotto vari punti: biologico, mitologico, storico, religioso, culturale e sessuale.

Evidenzia come sia sempre stato un tabù parlarne e, ad eccezione di alcuni casi, quasi pericoloso avere a che fare con le donne durante le mestruazioni e se soffrivano di SPM (sindrome premestruale) o di endometriosi a tal punto che venivano ritenute streghe, isteriche e malate mentali (arrivando a rinchiuderle nei manicomi).

L’autrice riesce – anche con un briciolo di ironia – a trattare questo tema facendo un excursus temporale fino ai tempi più recenti e odierni trattando l’emotività, la psicologia, la biologia, l’interazione sociale e di coppia, la libertà, il rispetto, la salute che caratterizzano la donna anche (e forse soprattutto) in questo fattore biologico che fa parte di noi per la maggior parte della nostra vita (si spera).

Ciao cari amici lettori, noi donne passiamo buona parte della nostra vita ad avere a che fare con assorbenti, visite ginecologiche, mal di testa e molto altro ma spesso tacciamo questo aspetto biologico che ci permette anche di generare la vita: le mestruazioni.

LA BLUES: l’ambrata omaggio alla musica e alle antiche tradizioni birraie

Siamo alle porte di Milano, anno 2018, tra le mura di un piccolo ma vivace locale di provincia, il Vino Blues Wine Bar. Uno di quei posti dove puoi inciamparci distratto di giorno per un buon caffè o un calice di ottimo vino, e poi via verso la tua destinazione.

Ma puoi anche finirci dentro una sera durante un piccolo concerto acustico di un duo folk, o una degustazione enogastronomica siciliana o magari trentina, oppure ancora, puoi capitarci nel mezzo di un party con ragazze che sciabolano bottiglie di prosecco o a un reading musicale di canzoni e poesie. E allora capisci che sei in un posto speciale.

Era un giorno di primavera, quando il suo gestore, Omar Contrafatto, sommelier con un passato da direttore creativo in agenzia di comunicazione, decide di realizzare un suo sogno: avere una birra tutta sua. Un prodotto esclusivo, introvabile ovunque, salvo che nel proprio locale. Così alza il telefono e chiama i vicini amici del micro birrificio Licor Dei. Così ha inizio la storia della Blues.

Dopo alcune giornate in birrificio a confrontarsi, e soprattutto bere tanta birra, nasce la ricetta della Blues. La richiesta di avere una birra dalla forte personalità, agrumata e fresca per l’estate ma di corpo per l’inverno, controcorrente rispetto al trend dell’amaro a tutti i costi, spinge il mastrobirraio a ricercare e sperimentare. E il frutto di tali prove porta alla Blues come la conosciamo oggi.

Siamo alle porte di Milano, anno 2018, tra le mura di un piccolo ma vivace locale di provincia, il Vino Blues Wine Bar. Uno di quei posti dove puoi inciamparci distratto di giorno per un buon caffè o un calice di ottimo vino, e poi via verso la tua destinazione.

Un segnale inequivocabile dall’ambiente

La natura ci sta mandando un segnale, chiaro ed inequivocabile. Le emissioni in atmosfera sono eccessive, il pianeta sta andando incontro a cambiamenti climatici devastanti. Ma cosa genera le emissioni in atmosfera? Risponderò in seguito a questa domanda.

La natura è il massimo esempio di circolo virtuoso, dove lo scarto di alcuni diventa risorsa per altri, e viceversa. Noi ed i nostri amici animali respiriamo ossigeno, emettiamo anidride carbonica che viene raccolta dalle piante che a loro volta rilasciano ossigeno. Il massimo del virtuoso ed il massimo esempio di energy saving. L’uomo degli ultimi 130 anni circa si autodefinisce, a ragione, il più evoluto che la storia scritta (quella che ci hanno detto di studiare) ricordi.

I passi in avanti dal punto di vista tecnologico sono stati enormi, mastodontici. Pensate che oggi abbiamo a disposizione strumentazioni personali che erano presenti nei film di Star Trek di qualche decennio fa. Eppure, l’artefice di questa opera evolutiva è, per assurdo, anche quello che ha fatto i più  grandi passi indietro mai registrati nel medesimo periodo. Un duplice protagonista, vanitoso e, dati alla mano, presuntuoso. In che modo?

Letteralmente distruggendo alla velocità della luce quanto di più prezioso ha a disposizione. A cosa mi riferisco? All’ambiente che lo circonda ed alla propria salute. Ricordate che ambiente e salute delle persone sono intimamente legati. Dal 2000 al 2012 sono stati rasi al suolo l’equivalente di 50 campi da calcio di foreste al minuto, di solito durante i miei meeting ripeto questa frase più volte perché le persone mi guardano confuse.

Si deve essere sbagliato, pensano. Quelli più coraggiosi alzano la mano e, giustamente, chiedono ha detto 50 campi da calcio di foreste al minuto?, rimarcando l’ultima parola. Purtroppo la mia risposta è affermativa. A volte la modifico, ma senza divertirmi perché so cosa significano questi dati, e la trasformo in 70.000 campi da calcio di foreste al giorno. Il silenzio cala nella sala.

Com’è normale che sia, visto che i mezzi di comunicazione convenzionali, che dovrebbero comunicare questa notizia ogni 15 minuti, in realtà non ne hanno mai parlato. Tra l’85% ed il 90% dei terreni deforestati (bruciati) vengono destinati agli allevamenti di bestiame. Quando delle piante vengono bruciate, rilasciano tutta l’anidride carbonica che hanno accumulato fino a quel momento che, a sua volta, viene immessa in atmosfera, incidendo drasticamente nel processo di cambiamento del clima, che il Pentagon Report del 2004 ha previsto arriverà a produrre il massimo degli effetti devastanti entro il 2030. Dico così perché nel 2020 sono avvenute catastrofi climatiche in varie parti del mondo, ma io ho faticato a trovare notizie nei TG che parlassero di altro al di fuori del Covid-19.

La natura ci sta mandando un segnale, chiaro ed inequivocabile. Le emissioni in atmosfera sono eccessive, il pianeta sta andando incontro a cambiamenti climatici devastanti. Ma cosa genera le emissioni in atmosfera? Risponderò in seguito a questa domanda.

Shankara e la potenza del Voicing®

La voce è uno strumento potente, il canto libero aiuta a esplorare qualsiasi tipo di emozione e vissuto, portando guarigione e trasformazione. Tramite il Voicing®, Shankara Roberta Piccinno crea uno spazio dove affidarsi al potere della voce.

Il Voicing® è una tecnica tramite la quale si possono ottenere grandi giovamenti. Non è ancora un metodo scientificamente riconosciuto, ma esistono sempre più testimonianze della sua efficacia. Roberta Piccinno ha un diploma in Musicoterapia attiva e psicodinamica al CMT di Milano. Ha poi seguito una ricerca più spirituale, avvicinandosi così alla meditazione e al Voicing®.

Shankara con la Conchiglia di Shiva

“Io utilizzo il Voicing® in diverse modalità, integrando anche altre tecniche come la bioenergetica e la meditazione attiva. – Così Shankara introduce la sua spiegazione su cos’è il Voicing® e come si utilizza. “Svolgo sessioni individuali e di gruppo, ritiri di più giornate e percorsi con le donne in gravidanza, che trovano grande beneficio dall’uso del Voicing® sia durante i 9 mesi che nel travaglio, e anche successivamente insieme ai neonati. Con questa tecnica si può lavorare sulla voce: su eventuali disturbi fisici legati ad esempio alle corde vocali e su tematiche più legate all’emotività, come difficoltà ad esprimersi in pubblico o problemi che creano malessere.”

La voce infatti ha una connessione importante con gli stati d’animo interni: nel suo viaggio verso le corde vocali spesso si carica di emozioni, condizionamenti, paure, conflitti e anche la voce può risultare affaticata, alterata, o completamente assente. Le sessioni si svolgono con una parte introduttiva di dialogo, offerto sotto forma di counceling olistico. Ma l’esplorazione vera e propria avviene attraverso il canto libero. Questa espressione è l’essenza del Voicing®: lasciare che la voce possa esprimere liberamente il proprio vissuto attraverso il canto.

“Non è sempre facile buttarsi subito a cantare liberamente. Per questo inizialmente chiedo di provare semplicemente a emettere un suono. Pian piano la persona si apre e riesce ad articolare suoni sotto forma di un canto. Non è importante impostare la voce o raggiungere una forma estetica “bella”. Ciò che conta è sentire dove va la voce e cosa crea nella persona. Quando il canto è autentico ha una bellezza e una forza unici.”

Sembra una pratica difficile, in realtà, come ci ha spiegato Shankara, la voce è uno strumento che porta alla risoluzione più velocemente rispetto alle parole.

“Il Voicing® parte dal presupposto che qualsiasi vissuto fisico, emotivo o psichico, abbia una vibrazione e possa essere quindi cantato. La voce fa vibrare esattamente dove è presente un carico emotivo. Il canto che si esprime attraverso suoni raggiunge un valore più profondo e diretto dei discorsi, che devono passare necessariamente dal filtro mentale per essere compresi. Con il Voicing® la mente arriva solo in un secondo momento, a elaborare ciò che è accaduto durante l’esplorazione.”

La voce è uno strumento potente, il canto libero aiuta a esplorare qualsiasi tipo di emozione e vissuto, portando guarigione e trasformazione. Tramite il Voicing®, Shankara Roberta Piccinno crea uno spazio dove affidarsi al potere della voce.

Nutrirsi e curarsi camminando per prati e boschi

Raccogliere erbe della flora spontanea potrebbe sembrare un’attività difficile da praticare. Potremmo pensare che portare a casa radici, bacche, fiori o foglie per preparare una ricetta, usarli per sostenere un malessere fisico, o ancora per prepararci un cosmetico o altro da utilizzare anche in altri momenti dell’anno, sia difficile e non praticabile per noi “abitanti della città”.

In realtà, la nostra memoria arcaica e i lunghi periodi in cui l’uomo, in stretto rapporto con la natura, riusciva a raccogliere ciò che di stagione in stagione cresceva negli incolti, trovando in esso gran parte del proprio sostentamento, ci rende relativamente semplice il recupero di questa pratica.

Natura ed emozioni

Da sempre l’uomo “guarda ed annusa” la natura, flora, fauna e l’ambiente che lo circonda e da esso trae indicazioni. Anche se apparentemente oggi viviamo lontani da prati o boschi un qualche cosa di arcaico, un ricordo, un’emozione, conservati nella nostra mente ci fanno percepire l’ambiente naturale come un’esperienza interiorizzata. La sede di questa memoria emozionale arcaica è il nostro sistema limbico che da sempre, insieme al talamo ed alcune aree della neocorteccia frontale è coinvolto e conserva l’esperienza olfattiva.

Gli odori sanno attivare la memoria episodica: cioè quella forma di memoria a lungo termine che custodisce i ricordi e così, quasi senza saperlo, il nostro passeggiare per boschi ci riporta il ricordo di questo “sapere sentito”, annusato. Sono queste emozioni che creano in noi il forte legame e ci fanno dire: “quando riesco a fare una passeggiata mi sento bene, come ritemprato, mi sento a casa”.

Il paesaggio ha un effetto diretto sulle nostre emozioni: il verde e gli alberi riducono quelle negative, come la rabbia, ed esaltano la gioia. Vi sono profumi freschi come carni di bambini, dolci come oboi, verdi come prati, e altri, corrotti, ricchi e trionfanti, che hanno l’espansione delle cose infinite, come l’ambra, il muschio, il benzoino e l’incenso, che cantano i trasporti dello spirito e dei sensi. Charles Baudelaire

Una ricerca olandese condotta su quasi 350.000 persone ha dimostrato che vivere a meno di un chilometro da un’area verde è protettivo per molte malattie: da quelle cardiovascolari alle respiratorie, dal mal di testa ai disordini dell’apparato digestivo, fino ai dolori muscolari e, soprattutto, all’ansia e alla depressione. Ecco allora che il nostro andare per prati e boschi, il ricreare quel contatto antico con una natura che da sempre ci sostiene, cura e nutre, ci dà anche la possibilità di ridurre i nostri livelli di stress. Secondo studi recenti, la nostra autostima, memoria e creatività traggono benefici e miglioramenti da questo naturale contatto.

Alcune piante da osservare, odorare e raccogliere in questo periodo

In primavera ed estate la natura offre il meglio di sé. Andando per prati possiamo trovare tantissime erbe commestibili, abbiamo solo l’imbarazzo della scelta subordinata esclusivamente alla nostra conoscenza di piante e territorio.

Tarassaco (Taraxacum officinale)

Possiamo trovare il tarassaco (Taraxacum officinale), conosciuto anche come “dente di leone” che ci può offrire in modo generoso: radici, foglie, fiori e boccioli. Il tarassaco è sicuramente una delle erbe di più facile riconoscimento. È impossibile, anche per un non assiduo frequentatore di campagne e incolti, non riconoscere le sue fioriture gialle e non è un caso che si presenti nei nostri prati proprio all’inizio della primavera viste le sue proprietà depurative, soprattutto del fegato, nel periodo in cui il nostro organismo necessita di eliminane le tossine e purificarsi, preparandosi così al nuovo ciclo.

Raccogliere erbe della flora spontanea potrebbe sembrare un’attività difficile da praticare. Potremmo pensare che portare a casa radici, bacche, fiori o foglie per preparare una ricetta, usarli per sostenere un malessere fisico, o ancora per prepararci un cosmetico o altro da utilizzare anche in altri momenti dell’anno, sia difficile e non praticabile per noi “abitanti della città”.

Alimurgia o Fitoalimurgia: nutrirsi con la natura

“Alimurgia” è un vecchio termine che indica un’attività, tutt’ora svolta da poche persone delle nostre campagne abituate da sempre a trovare nella flora spontanea “qualche cosa da mangiare”, e riscoperta anche dalle nuove generazioni come “un modo nuovo per ritrovare un contatto vero con la natura”.

Dal latino alimenta urgentia cui si è aggiunto in seguito il prefisso “fito” dal greco phitos, questa parola significa “pianta”, per designare un’alimentazione a base di vegetali che fu coniata da G. Targioni Tozzetti nel 1767, e identifica tutto ciò che è commestibile della flora spontanea.

Le “piante alimurgiche” sono piante erbacee o alberi spontanei, da cui vengono raccolte parti come foglie, germogli, fiori e frutti da consumare come alimento, se raccolti a un appropriato stadio del ciclo vegetativo della pianta. La conoscenza delle erbe sia a scopo alimentare che a fini terapeutici è sempre stata fondamentale per l’uomo, tanto che le persone che ne avevano una conoscenza più approfondita (e spesso erano donne) raggiungevano posizioni di grande prestigio in seno alla società.

Fino al XIX secolo la conoscenza delle erbe usate a scopo alimentare e fitoterapico era estremamente diffusa tra le classi popolari, soprattutto in ambiente rurale. La rivoluzione industriale e la conseguente urbanizzazione hanno determinato il declino della civiltà rurale e con essa purtroppo anche la per dita di un sapere antico tramandato da madre in figlia.

Possiamo mangiare la natura che ci circonda

Quando passeggiamo per prati o boschi, in quasi tutte le stagioni dell’anno, possiamo sperimentarci nella raccolta della flora spontanea edibile (commestibile) che la natura ci mette a disposizione, creando con la natura un nostro speciale rapporto nel quale alcune erbe che solitamente definiamo “erbacce” infestanti, diventano fonte di nutrimento. Qualcosa di buono e nutriente che passa direttamente dalla terra alle nostre mani fino al piatto. Iniziamo così ad osservare l’ambiente circostante con occhi diversi a guardare piante e fiori, soffermandoci con attenzione nell’osservazione di una foglia o di una bacca per tentarne il riconoscimento.

I colori e sapori della primavera

E così camminando in questi primi giorni di sole nei prati possiamo, per esempio, vedere violette e primule. Siamo abituati ad osservare il bel colore dei loro fiori, ma possono darci molto di più. Le giovani foglie di primula sono utilizzabili per una misticanza fresca oppure cotte per una minestra. Mescolate ad altre erbe, possiamo utilizzarle per fare una frittata primaverile. Con foglie e fiori di primula seccati prepariamo una gradevole tisana calmante. Ancora, con i fiori gialli possiamo aromatizzare un aceto bianco.

La raccolta delle foglie di primule, come di tutte le altre piante, va effettuata con l’attenzione che abbiamo il dovere di dare a tutto ciò che la natura ci offre: raccogliamo solo poche foglie e fiori da ogni singola pianta, non strappiamola dal terreno, dandole così la possibilità di poter rinascere nella primavera seguente. Altra raccomandazione per la raccolta di qualsiasi pianta spontanea è quella di prestare attenzione che non ci siano nelle vicinanze strade o zone inquinate.

“Alimurgia” è un vecchio termine che indica un’attività, tutt’ora svolta da poche persone delle nostre campagne abituate da sempre a trovare nella flora spontanea “qualche cosa da mangiare”, e riscoperta anche dalle nuove generazioni come “un modo nuovo per ritrovare un contatto vero con la natura”.

Gocce di benessere: quando ci si avvicina alle essenze si scopre un mondo nuovo

Anni fa Romina incontra quasi per caso gli oli essenziali e diventa Amore a prima vista, tanto da iniziare a studiarli e formarsi attraverso corsi di aromaterapia per diventare consulente del benessere con l’utilizzo degli oli essenziali.

Questo la aiuta anche a scoprire suo malgrado che la maggior parte degli Oli in commercio sono adulterati e contengono sostanze di sintesi, anche altamente tossiche. Perciò decide di appoggiare totalmente la missione dell’azienda dõterra, ovvero quella di produrre, divulgare e condividere oli essenziali di qualità superiore, che siano più puri e più potenti di qualsiasi altro sul mercato.

Inizia a testarli su di sé e sulla sua famiglia rimanendo estasiata dalle incredibili potenzialità di questi oli essenziali e dalle innumerevoli applicazioni ed utilità che hanno nel quotidiano, capendo che “profumare la casa” è solo un meraviglioso effetto secondario. L’oe è natura potentissima che supporta in modo naturale il nostro sistema immunitario, lavorando in prevenzione.

Agisce sul sintomo fisico ma è anche in grado di andare a lavorare sulla causa del malessere. Comunica in modo straordinario con le nostre emozioni in quanto ogni olio essenziale produce un effetto sul sistema limbico e sulla coscienza.

Ci accompagna quindi in un viaggio emozionale incredibile, andando ad aprire serrature bloccate, risanando ferite e traumi, riportando equilibrio dove c’è caos, donando sollievo a mente e cuore. Questi oli essenziali ti riportano a te stesso, a ciò che sei, al tuo vero io. Modi di utilizzo: questi oli essenziali si possono utilizzare aromaticamente, topicamente e internamente.

Introduzione all’Igienismo Naturale

Tutto è cominciato quando, nel 2013-2014, dopo aver vissuto da poco la morte di mia madre, la moglie di un mio collega di lavoro si ammalò di tumore. In quel momento mi trovai nuovamente a vivere certe emozioni che avevo vissuto un paio d’anni prima.

Fu allora che mi posi alcune domande: “Possibile che sia tutto qui? Che tutto quello che facciamo quotidianamente, i progetti per il nostro futuro, per i nostri figli, ecc, sia tutto aggrappato alla speranza di non avere SFIGA?” Non potevo crederci, non accettavo quel responso, così ho iniziato ad informarmi. Da quel momento la mia vita è cambiata e lo sarà per sempre.

Durante il mio percorso autodidattico mi sono imbattuto in tantissimi libri, testi definiti “ufficiali” e testi “non riconosciuti” dalla scienza. La mia mente era diventata una vera e propria spugna. Dovevo capire. Volevo capire. Ad un certo punto della mia ricerca ho trovato una categoria di persone che non conoscevo: gli igienisti naturali. Sono rimasto ammaliato dalla scienza igienista fin da subito, proprio per il fatto che si tratta di una scienza e non di teoria.

L’igienista abbraccia le leggi della natura, le rispetta. L’igienista rispetta l’ambiente. L’igienista rispetta il corpo umano. L’igienista rispetta la mente dell’uomo e cura i propri pensieri. Col tempo poi ho elaborato una definizione personale di IGIENISMO, che vorrei condividere con voi: “L’igienismo è la strada che conduce all’equilibrio ambientale, fisico e mentale”.

Ho scoperto che non solo io lo ero, ma la stragrande maggioranza delle persone non è a conoscenza degli innumerevoli studi e delle innumerevoli prove scientifiche antiche, passate e moderne esistenti. Esse dimostrano che esiste un unico filo conduttore, primordiale, che unisce l’ambiente che ci circonda alla salute del nostro organismo. Ciò che fa male ad uno fa male anche all’altro. Il più importante biologo del pianeta, Bruce Lipton, ha dimostrato come sia l’ambiente ad influenzare la nostra salute.

Ha preso delle cellule sane e le ha messe in un ambiente malato, ed ha notato che a loro volta le cellule si ammalavano, poi le ha spostate in un ambiente sano, ed ha notato che le cellule guarivano, quindi le ha spostate nuovamente in un ambiente malato, ed ha notato che le cellule si ammalavano di nuovo. Per le cellule non era importante la loro natura o da dove fossero state prelevate, per le cellule era importante in quale ambiente esse venivano messe. L’ambiente faceva la differenza.

Questo concetto è totalmente contrapposto alla teoria dei germi di Pasteur, sulla base della quale l’industria del farmaco ha basato i suoi prodotti, ovvero ad ogni germe o battere corrisponde una malattia e quindi è necessario creare un farmaco per ognuno di essi, in grado di eliminarlo. Eppure un medico francese del tempo, un tale Bechamp, aveva anticipato di oltre mezzo secolo le scoperte moderne di Bruce Lipton. Se il nostro ambiente interno è intossicato, le nostre cellule, più o meno velocemente, saranno destinate ad ammalarsi, segnalandoci tale disagio fisico mediante malattie. Secondo Bechamp le persone dovevano tenere un corretto stile di vita per mantenere un ambiente sano, in modo che le cellule potessero proliferare indisturbate ed in piena salute.