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Basta un libro per cambiare

Elenia Stefani
19 Marzo 2021

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Ho iniziato ad amare i libri quando ero piccola e da allora mi inebrio ogni volta che ne tengo in mano uno o lo intravedo dalla vetrina di una libreria. E così, qualche giorno fa, mi sono ritrovata a comprare le nuove uscite di questo 2021 e ad appuntarmi quei testi che ancora non posso tenere tra le mani.

E perché questo mio voler cibarmi di nuovi libri? Perché questo è il primo nostro “incontro letterario” che vi farà compagnia in ogni uscita della rivista; una nuova rubrica dove raccontarvi di libri e delle emozioni che mi hanno lasciato. Vorrei parlarvi di poesia, di attualità, d’amore, di paura e di delicatezza. Vorrei farvi scoprire libri che magari non saranno i più venduti in classifica e anche di testi di autori che amo o che hanno lasciato il segno. Vorrei farvi sentire a casa attraverso le mie parole ma anche scuotervi e farvi riflettere. Per questo, tra le ventisette prime scelte (tutte meritevoli), ho poi pensato di presentarvi quei libri che mi hanno colpita di più per trama, autore o semplicemente a pelle.

Già tra le mie mani Il silenzio di Don Delillo, edito da Einaudi, narra di una vita dei giorni d’oggi post pandemia dove improvvisamente tutta la tecnologia tace, ammutolisce. Ora che si fa? Einaudi accoglie anche Francesca Mannocchi e il suo libro Bianco è il colore del danno di cui vi lascio solamente queste poche parole: «La vergogna è questa cosa qui. Ci rivela cosa siamo per gli altri, quanto valiamo nel catalogo dei vivi, ora che siamo guasti.»

Tra le letture di quest’anno non può di certo mancare La città di vapore di Carlos Ruiz Zafòn, edito da Mondadori e in commercio dai primi di febbraio. Il suo ultimo scritto è una raccolta di racconti che inizia con queste parole: «Posso evocare i volti dei bambini del quartiere della Ribera con cui a volte giocavo o facevo a botte per strada, ma non ce n’è nessuno che desideri riscattare dal paese dell’indifferenza. Nessuno tranne quello di Blanca.» Mondadori accompagna anche Sembrava bellezza di Teresa Ciabatti. La vita di una scrittrice che, dopo anni di silenzio, si ritrova all’apice del successo e tutti i suoi pensieri iniziano a mescolarsi creando vortici di dubbi e cambiamento.

A metà febbraio invece è uscito La famiglia degli altri di Elena Rui, edito da Garzanti. Le convenzioni sociali hanno una sola utilità: offrire un rifugio sicuro quando non si sa bene che cosa fare. La pensa così Marta che, a trentaquattro anni, ha scelto di andare controcorrente, di non seguire i dettami della società e costruire una famiglia anticonvenzionale con il compagno Antoine. A unirli c’è il progetto, ambizioso e sentito, di seguire le orme di Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir, la coppia aperta per eccellenza. Finora Marta si è detta convinta delle proprie scelte. Ma quando la morte improvvisa di nonna Ada la costringe a lasciare Parigi e a tornare nella natia Padova, le fondamenta del suo sistema di pensiero iniziano a traballare. Perché la verità è che non esistono famiglie ideali e perfette. Famiglia, individualità, crescita, confronto; ecco cosa spero di trovare in questo libro ed è per questo che m’ispira molto.

Io sono una donna per le donne e non vedo l’ora di leggere Belle di faccia di Chiara Meloni e Mara Mibelli, edito da Mondadori. Un libro che si prospetta irriverente, schietto e forte dove viene trattata l’obesità, la grassofobia, il bullismo e gli stereotipi. A fine febbraio invece Garzanti ha pubblicato L’inganno delle buoni azioni, libro d’esordio di Kiley Reid; un caso editoriale in America e in Inghilterra che si prospetta come un libro che riesce a cambiare ogni lettore.

Aspetto con ansia anche Home Body, edito da Tre60 e non vedo l’ora di condividere con voi le mie impressioni su questa sua nuova opera. Amo le poesie di Rupi Kaur, il suo modo di esprimere e denunciare dove ci sono sempre le emozioni e gli eventi di presente, passato e futuro. Una donna che parla di se stessa e di molte, se non tutte, le donne. Tra le letture a cui mi voglio dedicare trova spazio anche l’epistola, oggi sempre più sostituita dalle mail e dai brevi messaggi. Amore. L’arte delle lettere a cura di Shaun Usher, edito da Feltrinelli, viene definita da The New Yorker come “un libro che causa dipendenza come una mano nella busta di caramelle”; non serviva altro a conquistarmi!

E dopo Cambiare l’acqua ai fiori è impensabile non tuffarsi nel secondo libro di Valèrie Perrin, Il quaderno dell’amore perduto, edito da Nord Edizioni. Una nuova storia che come base ha sempre la tristezza dove troviamo Justine, un’orfana che decide di vivere in un luogo fisico e mentalmente sicuro ma dove un incontro potrebbe cambiare le cose.

Non è da meno Basta un caffè per essere felici, “sequel” di Finché il caffè è caldo di Toshikazu Kawaguchi, edito da Garzanti. Potete ascoltare la mia recensione di questo romanzo sul canale YouTube di IDM Tv, oltre che nel podcast su idmag.it. Parla di dolore, di bugie, di silenzi e di colpe. Questo dolore conduce ogni personaggio a voler rivivere il passato cercando di porre rimedio alla vita di coloro che hanno perso o semplicemente per espiare le proprie colpe. Ci troviamo davanti a sofferenze d’amore tra due partner, all’interno della famiglia, nell’amicizia. Ho amato come la donna diventa spesso come Caronte, la traghettatrice, il ponte, il legame.

Perché è il caffè che riporta indietro ma senza quella figura che vigila, che accompagna, che “tiene la mano”, tutto perderebbe un po’ di valore. Ho adorato come questo romanzo scardina un inutile e stupido precetto ovvero quello dell’uomo che non può provare emozioni, dolore. Di sottile valore e non banale è il luogo: una caffetteria. Un luogo aperto al pubblico dove molti sanno cosa accadde tra quelle mura; eppure, non c’è timore di giudizio, non c’è scherno.

Un importante sinonimo di accettazione delle emozioni di ognuno, delle sensazioni, dell’essenza. Ho davvero ammirato come l’autore abbia sottilmente impresso l’importanza, il valore, il ruolo fondamentale che in ogni tipo di rapporto il dialogo ha diventando il salvagente per vivere con meno paure, dubbi, colpe e sofferenze. Infine, ma non per importanza minore, la felicità. Questo romanzo ci insegna a guardare il passato, a provare a viverlo in modo diverso, a pensare differentemente, a non dimenticare ma elaborare.